(Allmyfriendzare)Dead
Hellcome

2009, Autoproduzione
Rock

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 08/04/11

Bisogna ammetterlo, talvolta anche l’ascoltatore più accanito, il fanatico per eccellenza, ha bisogno di un piccolo promemoria di cosa sia veramente rock. Si tratta quasi sempre di una schiaffo bruciante, di quelli che ti riportano alla realtà e ti fatto ridestare da uno stato di torpore. Come potrebbe essere altrimenti? Gli (Allmyfriendzare)Dead non sono un’esperienza poi tanto bruciante e per nulla dolorosa, più simili ad una secchiata di acqua gelida (e salata) dritta in faccia, ma quanto a ricordaci che cosa dovrebbe essere il rock, pochi dischi fanno il pari con questo “Hellcome”.

Quando una copia di “Hellcome” mi è stata messa in mano, non nascondo di aver guardato la copertina e aver pensato “Oddio! Ancora la solita roba buona per le magliette ma indigesta all’ascolto!”. Primo sintomo di uno spirito che si sta inacidendo. Fortunatamente il senso del dovere mi ha spinto ad infilare comunque il cd nel lettore e ben dispormi per i soliti due o tre ascolti di rito. Beh se il primo è stato per dovere, i successivi sono stati assolutamente per dipendenza! “Hellcome” trasuda rock genuino, di quello sudato, sporco, un po’ avvinazzato e desideroso di un sano sfogo sopra e fra le righe. L’esplosione di “Gioia Travor” ci sbatte quasi istantaneamente nelle atmosfere di falò sulla spiaggia, grigliate, alcool, sesso e rock n’ roll. Tutto questo però non è che colore, sparso a perfezione su una tela dove la profondità di una cultura ben più vecchia di quella made in U.S.A. si esprime a tinte forti.

Questi ragazzi suonano con tutta la passione che la loro terra ha saputo donargli e il piglio, franco e genuino, che scaturisce dalle note di “What Madonna You Want” ne è la prova inconfutabile. A parte l’evidente sfrontatezza del titolo, il pezzo ha parecchio da offrire. C’è un vago accenno rockabilly che fa da linea portante ad un groove che più catchy non sarebbe stato possibile. Badate bene però che qui siamo lontani miglia e miglia dai territori del letale neo-melodico made in Italy, la seduzione della musica non ricorre a nessuna soluzione priva di corpo e ad alta digeribilità, come spesso accade con la musica leggere dello stivale. Niente testi insulsi su composizioni di cartapesta. “Piss in the Bottle”, “December of ‘62”, “Everyday I Lie” sono esempi di rock con gli attributi, solidi e capaci di riportare ai luoghi dei primi anni sessanta cogliendone le note migliori e riportandole al presente… o forse al futuro. Non mancano alcuni momenti un po' meno ispirati come “Charles Sbronzon” o “School of skull”, forse un po’ vittime di una certa mano punk che comunque c’è chi saprà apprezzare.

Se cercate altri high lights del disco non posso che consigliarvi caldamente “Beware of the Totem”, splendidamente oscura e divertita allo stesso tempo. Un piccolo passo falso sul piano melodico “Donkey Cock”, ma i nostri si riprendono subito con il gioiellino finale “U Demoniu”. Un disco consigliatissimo per chiunque senta il bisogno insopprimibile di rock sincero, selvaggio e seminale e cosa da non sottovalutarsi, intelligente. D’altro canto come gli stessi (Allmyfriendzare)Dead affermano: “we are disperate but not stupid!”.

Periodicamente ci si ritrova coinvolti nella grande diatriba di cosa sia veramente rock e quali siano i parametri che lo definiscono. Il più delle volte, data la spaventosa difficoltà dell’operazione, la discussione si riduce ad un mero elenco di nomi di riferimento che fanno da fanno da porta bandiera del genere. Anche oggi non saprei dire con assoluta certezza quali siano questi parametri ma non avrei alcuna remora nell’inserire gli (Allmyfriendzare)Dead in quell’elenco, e una volta tanto aggiungendovi anche un pizzico di orgoglio di nazione.



01. Gioia Tavor

02. What The Madonna You Want

03. Piss In The Bottle

04. December Of ‘62

05. Charles Sbronzon

06. Something About (U Ciollu)

07. Everyday I Lie

08. School Or Skull

09. Beware Of The Totem

10. Donckey Cock

11. U Demoniu

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