Andre Matos
Time To Be Free

2008, SPV
Power Metal

Una voce magica, un disco stellare: Andre Matos riporta tutti ai tempi di Holy Land.

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 31/03/09

Non si può certo asserire che Andre Matos abbia condotto una vita discografica poco avventurosa. Il suo spirito inquieto, così pare ad ascoltare i suoi vecchi colleghi, ha accompagnato l’intransigente artista brasiliano sul tetto del mondo con gli Angra, da dove è caduto prematuramente, passando per l’impervio sentiero degli Shaaman, gruppo nel quale non si è mai totalmente riconosciuto, fino alla rinascita odierna, quella di Time To Be Free: finalmente il seguito ufficiale del rimpianto/compianto Holy Land.


E a leggere i testi del suo esordio solista, un’intensa autoanalisi esistenziale, sembra che Andre voglia essere mittente e destinatario di una lettera manoscritta, una preghiera, un po’ come guardarsi allo specchio e riportare alla mente il cammino che l’ha guidato fino a Time To Be Free: “Caro Andre, sei incatenato al tuo passato, non puoi nasconderlo, ma c’è una via che ti permetterà di ricominciare, di risalire la cresta dell’onda… magari partendo proprio da qui, da RIO, una città alla quale sei legato da un profondo sentimento. Puoi vedere il futuro, lo sai? Alza la testa, corri incontro al tuo destino e, anche se non resisterai voltandoti indietro più e più volte, sappi che è giunta l’ora della tua libertà come uomo e come artista. Predica il verbo dell’amore con la tua musica Andre, ne sei capace, e vivrai per sempre sotto una nuova luce: tu e coloro che ti seguiranno senza indugiare.”


Time To Be Free è certamente la rinascita di un grande artista, una ripartizione musicale che intende riscoprire il suo passato soffermandosi su quel disco, Holy Land, che mai fino ad ora è stato celebrato da un degno seguito. O vogliamo metterlo davvero a confronto con Fireworks, Ritual o Reason?
E se ascoltando Letting Go vi capiterà di rimembrare i fasti del capolavoro Nothing To Say beh, siete sulla strada giusta, la chiave di lettura è tutta qui.

Il disco è un susseguirsi d’emozioni, di grandi suggestioni, le cui caratteristiche collimano con quelle dei tempi d’oro: i ritmi tribali, gli stacchi di musica classica, gli intermezzi di pianoforte, le aperture sinfoniche, le sfumature armoniche, le propulsioni elettriche, l’incisività di ogni singola nota, la creatività compositiva e… la voce di Andre Matos, sublime e infinitamente espressiva anche se poco più grave rispetto ai primi anni (che passano per tutti).

Non è sufficiente l’accoppiata Menuett/Letting Go a descrivere in modo compiuto Time To Be Free; i colori, le tonalità e le gradazioni sono sparpagliate con la maestria dei più grandi e non stupisce il contrasto strumentale che fa di Rio un pezzo polivalente, “dolce” per la sua vena melodica e “salato” per la sua ritmica prepotente.

Remember Why è densa di contenuti, il flavour celtico introduce un brano che diventa un inno dinamico e reiterato quando Matos, e la sua proverbiale sensibilità vocale, lo rifornisce per ben due volte all’altezza dell’incantevole ritornello. Bentornato.

L’unica leggera critica che possiamo muovere è allacciata alla sola produzione di Roy Z, meno brillante del solito e un po’ troppo “artificiale”; comunque nulla di cui preoccuparsi perché ci si sofferma sempre e soltanto sulle magnifiche composizioni.

La forza comunicativa è notevole, la chitarra acustica di Hugo Mariutti disegna i contorni di un brano esteticamente perfetto, Looking Back, non da meno Face The End e Time To be Free, forse i due episodi più evocativi dell’album. E quando Andre paga dazio alla musica classica, Beethoven e l’eterna Moonlight Sonata (A New Moonlight), sono emozioni vere per tutti.

Questi sono i casi in cui le descrizioni servono a poco, i commenti pure, c’è solo bisogno di ascoltare.

Time To Be Free è un disco spirituale, sensuale, architettato da un personaggio che dimostra di essere uno dei migliori di sempre quando si tratta di prestare la voce ad un microfono e straordinario quando riesce a comporre con la serenità necessaria.

E quando Andre è così dannatamente ispirato, non ce n’è per nessuno, non ci sono Angra né Shaman che tengano.





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