Disturbed
Asylum

2010, Warner Music
Nu Metal

Maturità o piena consapevolezza della propria follia?
Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 03/03/11

L’abile Ranfield è impazzito!
Ogni qual volta sento nominare i Disturbed, questa citazione dal "Dracula" di Stoker mi torna prepotentemente alla mente. L’opera della band ha sempre avuto ben poco a che spartire con la raffinata selezioni di orrori che permea il libro in questione, ma il lento ed inesorabile precipitare nella follia di fronte ad un tale circo di eventi innominabili, ha da sempre costituito per me un ottimo esempio del feeling creato da Draiman e soci. Sono passati dieci anni e cinque dischi dalla loro nascita e, passando attraverso una carriera sempre dignitosa, con "Asylum" i Nostri sono forse finalmente giunti alla piena maturità, o più probabilmente alla piena consapevolezza della propria follia.

Andiamo con ordine nell’analizzare un disco che oltreoceano ha compiuto una scalata alle classifiche impressionante, inchiodandosi ai primi posti della Billboard. I Disturbed del passato per quanto sempre dotati di potenza ed ispirazione, difficilmente avrebbero potuto fare lo stesso (fatta ovvia eccezione per il singolo spacca classifiche"Down With The Sickness"), allora cosa è cambiato? Essenzialmente è cambiato il linguaggio, quasi un esercizio di dizione, e con esso il messaggio di fondo.
La produzione affidata al chitarrista Donegan predilige sonorità asciutte, estremamente dirette ed incisive. Badate bene che non manca lo sforzo di post-produzione che ha sempre caratterizzato i full del gruppo. Anche questa volta si ha la sensazione di essere investiti da un mare di suoni, distorsioni, echi e ritorni da far girar la testa, ma in più c’è una limpidezza nelle linee armoniche e vocali fino ad ora mai sentita. Ad essere del tutto sinceri la cosa potrebbe far storcere il naso a qualcuno, soprattutto a chi è legato alle sonorità tutt’atro che asciutte del primo thrash. Ma d’altro canto di questi ben pochi si interessano alla dimensione musicale occupata da formazioni come i Disturbed. Per intenderci il tutto suona non troppo dissimile dalla produzione del recente “Death Magnetic” di casa Metallica… Scelta di produzione per cui Rick Rubin è stato a suo tempo considerato un genio da alcuni e un criminale da altri. Il risultato in ogni caso è impressionante ma accettate un  consiglio spassionato: evitate Mp3 o compressioni di bassa qualità di sorta; su questo disco hanno l’effetto di un lettore finito nella sabbia!

Messo in chiaro il lavoro di Donegan alla console, facciamo un passetto indietro e veniamo all’altro importante salto evolutivo. Da “semplici” cantori del disagio sociale i Disturbed si fanno portabandiera dei temi più svariati, disastri ambientali, corruzione delle istituzioni, sacrificio per un bene superiore, olocausto e fanatismo neonazista, perdita dell’amore e caduta nella follia… Ad ogni brano è affidato un argomento sempre e comunque delicato, quando non di portata globale ed ad ogni testo è affidato il compito di trattare la questione nel migliore dei modi. La cosa sorprendente è che immancabilmente il pezzo funziona. Il messaggio è chiaro ed efficace, la performance vocale di Draiman è forse al suo meglio, anche se non si concede molti eccessi come in passato, il muro ritmico completa l’opera intessendosi perfettamente con i frequenti ritornelli orecchiabili.

Avrete notato che non è stata fatta menzione di nessuno dei titoli presenti nella tracklist. Non un caso. "Asylu"m va consumato nella sua interezza lasciandolo scorrere dalla prima all’ultima traccia, senza disturbarlo e lasciando che musica e contenuti piantono il loro seme portatore di disturbanti riflessioni. Se proprio ci tenete ad avere qualche dritta in tal senso, giusto per una valutazione prima di un acquisto, allora oltre al singolo “Another Way to Die” provate ad ascoltare “The Infection” con il suo riff heavy e il refrain che entra prepotentemente nel cervello senza più molarlo.

"Asylum" è una di quelle operazioni discografiche destinate a riassumere un percorso artistico ed un più che meritato successo. La furia e il piglio schizofrenico dei primi due lavori dei ragazzi di Chicago sono di nuovo al servizio della ragione e ascoltando le dodici tracce dell’Lp (più varie bonus tracks) sembra proprio di trovarsi ad un giro di boa. I raptus di violenza ci sono e non mancano neppure le visioni febbrili di chi soffre di iper-lucidità, ma ormai il male è in qualche modo sotto il pieno controllo per paziente zero. I Disturbed sembrano giunti ad accettare la follia che piega loro e il mondo che li circonda. Dicono che ammettere la malattia sia il primo passo verso la guarigione, solo il futuro della band ci dirà se sia vero o meno e noi un po’ egoisticamente ci auguriamo di no. Intanto mai titolo fu più azzeccato.



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