Radiohead
The King Of Limbs

2011, Autoproduzione
Alternative Rock

I Radiohead continuano a percorrere la strada della sperimentazione e della ricerca musicale.

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 28/02/11

Sperimentazione. Creatività. Imprevedibilità. I Radiohead sono probabilmente uno dei gruppi più influenti ed originali degli ultimi venti anni. La band di Thom Yorke da sempre piega i cardini ora del rock, ora dell'elettronica a proprio piacimento, riuscendo in questo modo a portare avanti una ricerca sonora, una sperimentazione musicale ed una creatività inconsueta e straniante che confluiscono in lavori di spiccata originalità. Mai si può esser certi di cosa offriranno di volta in volta, e “The King Of Limbs” conferma ancora una volta tutto ciò.


Un pianoforte che dopo poco sembra incantarsi su due note introduce “Bloom”, brano minimalista, dal ritmo costante ed ossessivo, con il canto – lamento di Yorke che si fonde perfettamente con tutto il resto, dalla monotona batteria alla sezione d'archi che d'un tratto compare e cresce. Più “classiche” le successive “Morning Mr. Magpie” e “Little By Little”, le quali si avvicinano maggiormente ai lavori precedenti della band di Abingdon (avvicinarsi non significa ripetersi, attenzione), mentre “Feral” è uno sfogo di elettronica minimal breve, intenso, che arriva all'improvviso ed altrettanto improvvisamente si interrompe per lasciar spazio al singolo scelto per promuovere “The King Of Limbs”, “Lotus Flower”, eccellente summa di tutto ciò che i Nostri sono capaci di creare, scomporre e rimodellare a proprio piacimento. Il feedback iniziale di “Codex” sembra preannunciare un altro brano dai ritmi simili al precedente, ed invece la voce viene improvvisamente bloccata da un pianoforte malinconico. Toni pacati, placidi, velati da una lieve nebbia di tristezza che si dirada in un cinguettio d'uccelli che unisce l'incipit dell'acustica “Give Up The Ghost”. Prima solo i tasti di un pianoforte, ora solo le corde pizzicate di una chitarra acustica: eccola, ancora una volta, l'imprevedibilità. La conclusiva “Separator” unisce sapientemente un beat di batteria sempre uguale a variazioni ed effetti di chitarra leggeri, essenziali, eppure permeanti.


Wake me up”, ripete Thom Yorke nelle battute conclusive, quasi a far intendere che tutto questo è stato solo un sogno, un qualcosa di assolutamente distante dalla realtà. Un qualcosa, magari, di completamente differente dal prossimo disco, un po' come successe per “Kid A” e “Amnesiac” ormai una decade fa. D'altronde, nulla è scontato quando si parla di Radiohead: le loro scelte musicali che mano a mano adottano sono in grado di spiazzare l'ascoltatore, rischiando anche di  creare in lui un senso di iniziale disapprovazione. Ma questo lo si deve mettere in conto: o si amano o si odiano, nessuna possibilità di compromesso, ed è questo il maggior pregio – limite che ha sempre caratterizzato Yorke e soci. È innegabile, tuttavia, che l'abilità dei Nostri nel creare lavori ricercati, inusuali, creativi, è assolutamente ineccepibile, e “The King Of Limbs” non fa eccezione.





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