Earthship
Exit Eden

2011, Pelagic Records
Sludge

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 01/03/11

I berlinesi Earthship arrivano al debutto, dopo una consolidata esperienza live in giro per la Germania, proponendo al pubblico un disco prettamente sludge, dal titolo intrigante "Exit Eden". Alle chitarre, si possono trovare due personaggi noti ai fan del genere: Jan Oberg, che è pure il cantante principale della band, nonché ex-batterista dei The Ocean; alla seconda chitarra abbiamo invece nientemeno che Robin Staps, proprio il mastermind della monumentale band The Ocean.


Dunque, quando ho iniziato ad ascoltare il disco, devo ammettere che mi è rimasta una certa delusione nel constatare che durasse "solo" poco meno di quaranta minuti. Undici brani di sludge con cambi di tempo (senza ritmiche folli o imprevedibili alla Meshuggah, intendiamoci) e divagazioni nel progressive metal, sono uno degli elementi che chi scrive predilige molto in un disco, anche se non deve essere per forza una caratteristica imprescindibile. E nessuno ha certamente ordinato che una divagazione debba durare venticinque minuti. Però, ciò non toglie il mio esser rimasta interdetta al termine del disco con un secco: "ma è già finito?". A parte questo, l'uscita dal paradiso perduto per i Nostri è senz'altro fatta di sonorità volutamente grezze e sporche, chitarre distorte, suoni al limite della saturazione. Non ci sono solo ritmi lenti, riff pesanti come rocce e granitici, ci sono anche momenti che si accostano anche al rock ‘n' roll più grezzo, come nella breve ma intensa "Soul Embedded"; oppure, non manca la traccia strumentale - francamente un po' inutile, data la brevità - in chiusura del full-length, intitolata "As If She Were A Bird". La ricerca della varietà mi ha comunque impressionato anche nel brano "Grace", fatto di chitarre acustiche e voci pulite e di percussioni minimali. Questo brano riesce a trasmettere qualcosa di inquietante e di misterioso, nonché di sovrannaturale. Parlando dell'influenza più massiccia della band, ovvero lo sludge, i brani più caratteristici ed eclatanti onestamente sono i primi tre, ovvero "Caught In A Storm", "Sea Of Peril" e "Fever Pitch", anche perché ad un certo punto si arriva quasi a prevedere le strutture delle canzoni successive. Pare che a tratti la band sembri trattenersi e cerchi delle soluzioni più "immediate" e "semplici" (le virgolette sono volute, anche perché non stiamo parlando di un disco globalmente facile, né tantomeno di un genere immediato e radiofonico!). Inoltre, pure lo stile del cantante tende ad essere ripetitivo, sfortunatamente.


Insomma, "Exit Eden" è un album piuttosto carino e ben confezionato, che richiede certamente qualche ascolto per essere assimilato, ma data la durata alquanto esigua dello stesso, non è un impegno così gravoso. C'è ancora qualche pecca da sistemare, tipo la prevedibilità, ma agli Earthship non manca di certo il coraggio di osare di più in futuro, vero?





01. Caught In A Storm
02. Sea Of Peril
03. Fever Pitch
04. A Line Dividers
05. Born With A Blister
06. Bleak
07. Grace
08. A Feast For Vultures
09. Soul Embedded
10. Exit Eden
11. ... As If She Were A Black Bird

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