Hollow Haze
End Of A Dark Era

2010, Crash & Burn Records
Heavy Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 20/02/11

Terza fatica per gli italiani Hollow Haze, che con “End of a Dark Era” aggiungono un altro mattoncino nel muro figurativo della loro carriera personale dopo i due precedenti “Hollow Haze” e “The Hanged Man” (rispettivamente datati 2006 e 2008). La band è composta di cinque elementi: Ramon Sonato alla voce, Nick Savio alla chitarra, Camillo Colleluori alla batteria, Dave Cestaro al basso e Simon Giorgini alla tastiera. Senza nulla togliere ai membri della band che svolgono, come si suol dire, un egregio lavoro, la vera marcia in più è data dall’esperienza maturata da Nick in tanti anni di permanenza nei White Skull (altra band piuttosto sottovalutata e mai pienamente compresa, soprattutto dal popolo italiano). Ma andiamo ad esaminare il prodotto con ordine; avremo modo di dire qualcosa sui componenti più avanti.

“End Of A Dark Era” è fondamentalmente un disco heavy metal nudo e crudo che basa quindi le sue fondamenta su riff graffianti, pesanti e decisi ai quali si accompagna una parte vocale leggermente in screaming, tiepida e melodica. Le influenze musicali cui i nostri hanno attinto sono svariate, si passa da elementi progressivi a sonorità oscure in un batter di ciglio e senza soluzione di continuità. Massicce dosi di sintetizzatori si alternano ad assoli che non sfigurerebbero in un album di Malmsteen. Le tracce, dieci per la precisione, mostrano tanta voglia di fare e tanta personalità. I due brani d’apertura, “Every Single word” e “Open Your Eyes“ sono appunto le tipologie di canzoni sui quali i nostri compatrioti si trovano meglio a lavorare ed esprimere l'evidente valore tecnico. I pezzi più lenti soffrono di eccessivo oscurantismo e di parti troppo rallentate che tendono pericolosamente ad annoiare l’ascoltatore. Non mi stancherò di ripeterlo: trovo i pezzi più dinamici e frivoli molto più calzanti e precisi rispetto al resto della produzione.

Due parole sulla prova di Ramon alla voce sono necessarie. La sua prestazione, seppur nel complesso soddisfacente, non convince in toto. Molti hanno osato fare un ardito paragone con Rob Halford che, a parte per alcuni tratti in cui la voce si sporca più del necessario e raggiunge note alte, mi sento di non condividere. Purtroppo nei pezzi con più pathos e ragionamento Ramon perde quella brillantezza che si è meritatamente guadagnato nei brani spinti e che fanno compiere al famoso ago dalla bilancia oscillazioni altalenanti tra il soddisfacente e l'insufficiente. Pregevole infine la cover di “Gates Of Babylon” dei sempiterni Rainbow e del mai troppo compianto Ronnie James Dio.

In fin dei conti il terzo capitolo, nonostante il cambio di sonorità evidente rispetto ai predecessori, si attesta su livelli qualitativi di media fattura (che per il nostro paese vuol dire molto data la scarsità di prodotti degni di nota in ambito heavy). Probabilmente quest'album non brillerà quanto e come la stella polare nel firmamento, ma sarà certamente una piacevole meteora che, chissà, prima o poi potrebbe riavvicinarsi alla Terra più splendente che mai.



01. Every Single Word
02. Open Your Eyes
03. Pain
04. Coming From Hell
05. Running
06. Hot Blood
07. Dark Night
08. Born To Be Alive
09. Gates Of Babylon (Rainbow Cover)
10. Beyond

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