Falkenbach
Tiurida

2011, Napalm Records
Folk Metal

...un ponte spirituale tra l’ascoltatore e un passato dai confini confusi dagli anni e dagli uomini...
Recensione di Fabio Petrella - Pubblicata in data: 24/01/11

Albeggia. Le onde dell’oceano, seguendo le regole di un gioco controverso, prendono la rincorsa dagli abissi profondi, si gonfiano della forza di mille legioni e si schiantano sulle pareti di una scogliera ripida e minacciosa. La ruota del sole, accarezzando la linea dell’orizzonte, fa capolino dalle acque diffondendo sulle spiagge dalla candida sabbia un mistico bagliore cremisi. Una piccola imbarcazione scivola sulla superficie dell’infinta distesa oceanica volgendo la prua a occidente. Un viandante solitario, impegnato a far roteare i remi, cela il volto dietro la tela di un logoro saio. E’ Vratyas Vakyas, al secolo Markus Tümmers, che abbandona le intirizzite terre del Nord, in cerca di fama e gloria, per intraprendere un viaggio onirico tra rune, corvi e culti misterici persi e dimenticati dalla civiltà globalizzata, fin troppo calpestata nella memoria e nel sangue dal passo pesante e dalla retorica degli uomini in abito talare.
 
"Tiurida" è il nuovo affresco di Falkenbach. Il quinto camaleontico tassello di un progetto di restaurazione pagana covato in gran mistero e rivelato a pochi iniziati, come la regola dell’associazionismo segreto impone. "Tiurida" è gloria, intesa sia mitologicamente che letteralmente.
 
Un corno vibra possente facendo tremare l’aria. L’intro che dà il via al percorso iniziatico è un segnale essenziale. In una liturgia sopravissuta ai secoli il gran maestro Vratyas Vakyas, alzando alle nuvole una preghiera di devozione al dio della guerra, della magia, della sapienza e della poesia, infonde lentamente al prescelto, con fare persuasivo, una dottrina di ataviche conoscenze. "Tiurida" è un libro aperto all’indice della ritualità e della cultura norrena: suddiviso in otto tracce, comprende un intro e una bonus track. Otto capitoli che rompono la barriera del tempo, penetrano negli archivi dei ricordi e forzano i sensori dell’emotività edificando un ponte spirituale tra l’ascoltatore e un passato dai confini confusi dagli anni e dagli uomini.
 
"Tiurida" spalanca le porte delle cinquecento stanze del Valhalla e invoca un brindisi eterno, in attesa della resa dei conti, al cospetto di Wotan e al fianco degli einherjar. Il sogno runico di "Runes Shall You Know", la commozione di "Sunnavend" e il misticismo di "Where His Raven Fly" aprono la mente ad una tradizione antica e abbandonata gettando le basi di una rivelazione ultima, raggiungibile esclusivamente seguendo le traiettorie impresse nel cielo di Midgard dai fedeli Hugin e Munin. Falkenbach torna a distanza di sei anni dal precedente lavoro, "Heralding-The Fireblade", con una nuova struggente epopea dai caratteri mitologici e di assoluto trasporto viscerale. In un filone come quello del folk metal, oggigiorno sempre più profanato e razziato dai corsari degli stornelli da osteria, il ritorno di Falkenbach, come un’aurora dorata, illumina l’ambiente circostante irradiando di assoluta unicità e poesia il cuore avvilito delle terre emerse.




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