Ghostrider
The Return Of The Ghost

2011, FOAD Records
Black Metal

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 11/01/11

Se dico Ghostrider cosa vi viene in mente? A qualcuno magari nulla, qualcun altro potrà ricordarsi di un fumetto Marvel (e del relativo film che ne è stato tratto), ma penso pochi si ricorderanno della band genovese nata nel 1984 con questo nome, e che solo un anno dopo avrebbe mutato monicker in Necrodeath.

Ebbene sì, i Ghostrider sono la prima incarnazione dei meglio conosciuti Necrodeath, il loro cuore originario, la fonte da cui tutto è nato. I Nostri hanno avuto un solo anno di vita, un anno in cui è stato prodotto un solo demo (“Mahyemic Destruction”), ricco però di spunti e già in grado di far capire agli ascoltatori la direzione musicale che questi ragazzi avrebbero poi preso. Oggi a distanza di ben 26 anni il trio (Helvete, Zarathos e Peso), ben supportato dall’etichetta FOAD, pubblica il primo vero e proprio LP, “The Return Of The Ghost”. Cosa aspettarsi da questo disco? Senza dubbio del buon grezzo, animalesco black/thrash metal sulle orme dei vari Venom e Hellhammer, niente di più niente di meno. Le undici tracce in esso contenute comprendono sia pezzi d’epoca riarrangiati per l’occasione (è il caso per esempio di “The Exorcist”), sia brani inediti, sia una cover (“Power From Hell” degli Onslaught), ma tutti quanti mettono ben in luce la voglia dei Nostri di suonare e di rievocare lo spirito sopito della vecchia band. E che spirito mi viene da dire, visto e considerato il muro di suono che i tre riescono a alzare! Peso è un mostro alla batteria, sovrumano nel costruire solide ritmiche spaccaossa ben supportate dal basso di Helvete (anche voce della band), il tutto arricchito dalle sfuriate di Zarathos, sempre minacciose, maligne e gelide come scuola black vuole (sebbene portino con sé anche una buona dose di groove).

Non tutti i brani sono di egual valore: a fianco di alcuni oggettivamente molto ben ideati e suonati ve ne sono alcuni un po’ meno ispirati e che sembrano insistere un po’ troppo su formule già impiegate nello stesso album. Ciò nonostante alcuni momenti sono di indubbio valore, primo tra tutti la titletrack, aperta da un arpeggio acustico che mi ha immediatamente portato alla mente i Dissection, ma anche “Ride For Your Life”, “Doomed To Serve The Devil” (aperta da un riff pachidermico quasi doom) e “Deep In Blood” (con un coro di bambini a darci il benvenuto in una delle tracce più malvagie di tutto il lotto).

Un aspetto che mi preme sottolineare nel lavoro svolto dai Ghostrider è che i Nostri non si limitano a andare avanti ciecamente costruendo riff su riff e cercando di inebetire l’ascoltatore con il troppo caos, ma sanno variare le strutture appoggiandosi a continui cambi che fanno la fortuna di certi brani (i quali probabilmente correrebbero il rischio di risultare un po’ monotoni senza queste trovate). Certe volte questo schema non funziona a dovere, incorrendo quindi nei già citati casi di deja vu, ma ciò avviene comunque in maniera ridotta. In generale “The Return Of The Ghost” si porta a casa un giudizio positivo, beneficiando molto dell’entusiasmo con il quale pare essere stato prodotto e suonato. Sembra quasi che i componenti della band siano tornati ragazzini con la voglia di emulare le malvagie sonorità di gruppi come i Venom, che tanto fecero scalpore negli anni in cui il gruppo si formò. Vero è che la proposta non è delle più nuove e fresche, quindi potrebbe non soddisfare appieno tutti, ma sono quasi certo che i fan dei Necrodeath, gli ascoltatori abituali dei già citati numi tutelari di questa band e chi magari negli anni Ottanta non era proprio un marmocchio e già aveva sentito parlare di questo gruppo troverà quest’uscita dei Ghostrider gustosa e appagante.




01. The Exorcist
02. Curse Of Valle Christi
03. The Return Of The Ghost
04. Perkele666
05. Victim Of Necromancy
06. Ride For Your Life
07. Doomed To Serve The Devil  
08. Black Archangel
09. Hell Is The Place I’m Gonna Die
10. Deep In Blood
11. Power From Hell (Cover Onslaught)

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