An Autumn For Crippled Children
Lost

2010, ATMF Records
Black Metal

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 27/12/10

Gl An Aurumn For Crippled Children sono un trio olandese dedito a un freddo, mesto e ferale black metal atmosferico, un genere che ultimamente sta riscuotendo discreto successo tra gli ascoltatori delle sonorità più estreme. Unendo le sfuriate algide del black canonico a momenti più pacati, intimistici e riflessivi gli ascoltatori si sentono sballottati come da un freddo e impetuoso vento, che li trascina disperatamente qua e là dando loro solo pochi attimi di pausa: Agalloch, Wolves In The Throne Room, Drudkh, Alcest sono solo alcuni dei nomi di punta di questa scena, nella quale i Nostri tentano di inserirsi provando a dire la loro con il loro debutto “Lost”. E ci riescono, ma solo in parte.

L’inizio affidato a “To Set Sails To The Ends Of The Earth” lascia ben sperare: cinque minuti di cupa disperazione cullati da chitarre perennemente distorte (ai limiti dello shoegaze!) che di colpo accelerano e lacerano, supportate dalla solita possente sezione ritmica che fa terra bruciata attorno a sé. Quando l’atmosfera si fa più calma e rilassata è come un flebile raggio di sole che filtra attraverso una cortina invalicabile di nubi: splendido ma, si sa, caduco e labile. A contorno di tutto lo screaming rabbioso e lancinante, un rantolo ossessivo che, più che cantare, assurge a strumento ausiliario, in modo da amplificare ancor più la dimessa e malsana atmosfera. Un bellissimo brano dunque, così come il successivo “Tragedy Bleeds All Over The Lost”, dall’andamento un po’ più variegato e movimentato. I problemi si avvertono però sin dalla terza traccia, “A Dire Faith”, che avanza stanca, con una batteria che pare piantata sulle stesse ritmiche e delle linee melodiche che stentano a sorprendere, suonando in qualche modo prive di verve. I Nostri ci provano a far decollare il brano, ma quanto da loro fatto non cattura, sommerso com’è dal muro di suono che innalzano, e tutto finisce con lo scorrere via senza lasciare traccia particolare. Questa sensazione, assimilabile per certi versi alla monotonia, è riscontrabile anche in canzoni come “In Moonlight Blood is Black”, “Ghost Light”, “Gaping Void Of Silence” e “Never Shall Be Again”: in poche parole più della metà dei pezzi (sono nove in totale) finisce col non impressionare l’ascoltatore, sminuendo di fatto il valore totale dell’intero album.

“Lost” è, purtroppo per gli An Aurumn For Crippled Children, un mezzo passo falso. La band ha grosse potenzialità, avvertibili in almeno quattro pezzi e, più in generale, in certi momenti che caratterizzano i vari brani, ma non le sa sfruttare appieno, finendo con il pestarsi i piedi da sola percorrendo sentieri già battuti (anche da loro stessi) e mancando di ordine e razionalità. Dalla loro c’è da dire che si tratta di un debutto: se i Nostri continueranno a lavorare sodo, a limare le loro imperfezioni e a correggere il tiro, sono quasi certo che riusciranno a sfornare album degni di affiancare i “mostri sacri” che popolano la scena del black metal atmosferico.





01. To Set Sails to the Ends Of The Earth
02. Tragedy Bleeds All Over The Lost
03. A Dire Faith
04. In Moonlight Blood Is Black
05. Ghost Light
06. An Autumn For Crippled Children
07. I Beg Thee Not to Spare Me
08. Gaping Void Of Silence
09. Never Shall Be Again

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