Wolfmare
Hand Of Glory

2010, CCP Records
Folk Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 13/12/10

Non so perché, ne tantomeno come mai, ma davanti a questo nuovo lavoro dei Wolfmare (il terzo per la precisione) non ho potuto fare altro che partire prevenuto. Mai decisione presa fu più sbagliata, o per meglio dire, i fatti mi hanno inequivocabilmente, sonoramente e concretamente smentito. I russi Wolfmare nascono a San Pietroburgo, nelle fredde lande sovietiche, nel 2002. All’attivo, come detto in precedenza, hanno già due album e svariati concerti di supporto a band ben più blasonate quali: Cruachan, Tiamat, Finntroll, Battlelore, Moonsorrow, Ensiferum, Tyr and Korpiklaani, per la maggior parte concerti svolti in madre patria. Insomma, non sono i primi sbarbatelli (anche se in alcune foto promozionali, per alcuni di loro, si direbbe il contrario) che passano per strada, ma nemmeno artisti di fama mondiale a cui bisogna srotolare il tappeto rosso.

I testi, perlopiù incentrati sulla tradizione europea con particolare attenzione all’area scandinava (e poteva essere altrimenti?) sono scritti in lingua inglese con saltuari accenni all’antico tedesco e passaggi in latino. Il sound della formazione russa, è compatto e frenetico, strumenti tradizionali come cornamuse, violoncelli, flauti e via dicendo corroborano e intensificano la struttura portante del disco facendo da contralto alla rudezza delle chitarre e al graffiante screaming/growl (alternato a copiose parti clean sia maschili che femminili). Fulgidi esempi di cotale freschezza musicale si possono ravvedere in canzoni come “Bring Out Your Dead”, “Down By The Riverside” tanto per citarne due che mi sono piaciute moltissimo, o la magnifica “Heaven”, che è forse la migliore dell’intero lotto. La particolarità dei Wolfmare, e consecutivamente di questo “Hand Of Glory”, risiede nell’abilità di non annoiare mai l’ascoltatore. Il disco, delle durata di una quarantina di minuti, risulta compatto, immediato e diretto come non ci si sarebbe aspettato, vario nella sua brevità e poliedrico nell’insieme.

L’acquisto e l’ascolto dell’album è sicuramente consigliato a tutti gli estimatori del Folk Metal più genuino, a voi piacerà senza alcun dubbio. Mi sento però di dare un consiglio anche a chi non ha mai masticato questo filone: se magari siete stufi di sentire sempre i soliti gruppi, o magari conoscete giusto quei due o tre nomi importanti della scena folk, date un’opportunità a questi ragazzi, le probabilità che vi piacciano sono alte.



01.The Plagued
02.Angel Lust
03.Down by the Riverside
04.Red-Wat Dream
05.Das Palæstinalied
06.Bring Out Your Dead
07.The Keening
08.Heaven

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