Destrage
The King Is Fat 'n' Old

2010, Coroner Records
Alternative Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 06/12/10

Recensione a cura di Mauro Abbate

 

Che confusione! È così che sintetizzerei il contenuto di questo secondo album della band milanese Destrage. Infatti, in questo “The King Is Fat 'n' Old” vi è davvero un po' di tutto, si possono trovare elementi presi dal Death Metal, come anche elementi presi dal Thrash, insieme ad altri di un più soft Alternative Rock, ed anche della vecchia scuola blues! Il tutto mescolato assolutamente non con ordine, ma, in almeno nove delle dodici tracce, nel caos più totale. A tal proposito devo dire che è stato difficile scegliere un genere in cui catalogare l'album, tanto da ammettere di aver avuto la tentazione di affidarmi alla definizione che si danno gli stessi Destrage (Alternative Modern Metal).

Come detto sono ben dodici le tracce che compongono questa seconda fatica, per una durata di quasi cinquanta minuti densi e fitti di suono. Si apre subito con due brani tirati e trascinanti, seppur tra i più incomprensibili melodicamente dell'intero album, ovvero l'opener “Double Yeah” e la più orecchiabile “Twice the Price”. Tra uno scream aggressivo e qualche pezzo in clean più tranquillizzante, questo inizio dall'impatto estremo è un biglietto da visita di un po' tutto quello che ci aspetta nel prosieguo dell'ascolto.

Spiazzanti sono a tal proposito i due brani seguenti, “Jade's Place” e “Neverending Mary”, assolutamente per qualità i migliori all'interno del disco. La prima delle due è una canzone molto Alternative, con forti elementi di Nu Metal nelle strofe ed un ritornello di quelli che rimangono impressi nella mente fin dal primo ascolto, e che soprattutto mettono in corpo una gran voglia di muoversi e scatenarsi. La seconda invece è una sottospecie di ballata, o comunque un brano che segna una pausa all'interno del ritmo ossessivo tenuto fino ad ora. Un Metal melodico che, non me ne vogliano i Destrage, mi ha riportato alla mente i Bullet for My Valentine.

Peccato che l'alta gradevolezza di questi due pezzi distolga un po' da quel filone caotico tipico dell'album ed in cui siamo costretti, a discapito della nostra volontà, a tornare immediatamente dopo, ed a restarci fino alla fine. In “Back Door Epoque”, canzone più che orecchiabile, la fa da padrone l'assolo blueseggiante, un angolino di mare calmo nel bel mezzo di una tempesta.

Proseguendo, tra brani che lasciano un po' perplessi ed altri che invece risultano accattivanti, come “Collateral Pleasure”, “ Home Made Chili Delicious Italian Beef” e “Tip of the Day”, giungiamo al finale in cui ci imbattiamo nella simpatica per i contenuti, ma scadente nella forma, “Panda Vs Koala”, che apre la strada all'aggressiva “Wayout”, dotata di un finale con assoli incrociati di grande effetto. Rimane anche il tempo di ritornare calmi con la breve ultima traccia acustica, troppo breve per riuscire nel suo intento, a dirla tutta.

Non si può dire che i Destrage abbiano fallito in questo secondo lavoro in studio, anzi, nel complesso l'album è più che sufficiente. Peccato solo per la troppa confusione, la voglia di mettere dentro troppa roba in modo non del tutto ragionato. Tanto materiale avrebbe meritato uno studio melodico più meticoloso. Tra l'altro non è sempre convincente il cantato di Paolo Colavolpe, in alcuni tratti un po' spiazzante, così come la ritmica del batterista Federico Paulovich e del bassista Gabriel Pignata, tecnicamente elaborata, ma in alcuni punti fuorviante. Quasi del tutto esente di colpe invece il lavoro dei due chitarristi Matteo Di Gioia e Ralph Salati, che si difendono con buona personalità anche all'interno dei brani meno riusciti.

Non credo che “The King Is Fat 'n' Old” possa essere il trampolino di lancio per questi cinque ragazzi, ma comunque la strada intrapresa non è del tutto sbagliata. La speranza è che la maturità dia una maggior sicurezza compositiva ad un gruppo che può benissimo dire la sua nel panorama Metal nazionale ed anche internazionale.





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