Deathspell Omega
Paracletus

2010, Norma Evangelium Diaboli
Black Metal

Musica allo stato dell'arte, qualunque genere sia. La trilogia dei Deathspell Omega è compiuta.
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 29/11/10

Credo che al giorno d'oggi il fatto di non poter prevedere, nemmeno a grandi linee, cosa sarà celato in un nuovo disco, attesissimo e importante ai fini di un lavoro incominciato oltre sei anni fa, sia già una conquista. Se a questo aggiungiamo l'aurea di mistero attorno a una band ormai leggendaria come i Deathspell Omega, l'effetto sorpresa raggiunge livelli decisamente sopra la media attuale.

Impossibile infatti anticipare i contenuti di “Paracletus” dopo le evoluzioni protratte con i primi due capitoli della trilogia Uomo/Dio/Satana, “Si Monumentum Requires, Circumspice” e “Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum”, album già entrati nella storia del genere: mastodontico e personalissimo il primo, furioso  e alienante il secondo. Senza dimenticare gli ep pubblicati scaglionati tra un full e l'altro, “From the Entrails to the Dirt”, “Kenose”, “Crushing the Holy Trinity (Father)” e l'ultimo in ordine di tempo, “Veritas Diaboli Manet in Aeternum : Chaining the Katechon”. Tracce che ci facevano presupporre una ricerca sulla lunghezza dei brani, in cui i Deathspell Omega dilatavano in lunghe suite il proprio concetto di musica senza schemi né regole da seguire; specialmente nelle uscite più recenti i francesi sembravano su una direzione più “melodica” e “progressiva”, mostrando un songwriting complesso ma capace di catalizzare l'attenzione in pezzi lunghi anche una ventina di minuti senza la minima difficoltà.

Ed ecco nel 2010 puntualmente il nuovo cambio di programma. “Paracletus” spinge l'evoluzione dei Deathspell Omega verso nuove sfide, in grado di estasiare i vecchi ascoltatori e assicurarsi nuovi adepti. È come se le ultime esperienze fossero state compresse all'inverosimile, non più brani sfibranti sulla media/lunga distanza, ma brevi schegge di violenza impazzite, fatte di chitarre matematiche, dissonanti, tra riverberi, riff mutevoli a perdita d'occhio (impossibile tenere conto delle variazioni), tecnicissimi, arpeggi sinistri e mid-tempos striscianti. Una virata verso quel mondo musicale definito come “post”, qualunque cosa significhi, abbracciando influenza che vanno dal mathcore, allo sludge, postcore, death tecnico, avantgarde, prog e ovviamente black metal. A dire il vero più che un'influenza a livello musicale è una presenza “concettuale”, come se i nostri riuscissero a imprimere il loro caratteristico marchio di fabbrica a qualsiasi evoluzione del sound, in modo da renderlo indissolubilmente Deathspell Omega.

Del resto il cantante Mikko Aspa aveva anticipato, all'alba della trilogia, che se fosse stato necessario ampliare il registro oltre il “semplice” black metal, per quanto già evoluto nel 2004, non ci sarebbero stati problemi, in quanto il messaggio, il concept, avrebbe stabilito la direzione musicale. Un nuovo capolavoro dunque questo “Paracletus”, cosa che ormai è diventata un'abitudine per questa cult band, che chiude una trilogia che ha saputo riscrivere e ampliare il concetto stesso di black metal. Troppo superiori, sia dal punto di vista tecnico, sia come idee (geniali) e personalità, tutte le tracce composte in questi anni, in mezzo alle quali quelle contenute in “Paracletus” rappresentano certamente l'apice più avanguardistico, capaci di unire violenza sfrenata ed elevazione spirituale come mai prima d'ora. Attimi di frenesia stranianti ai primi ascolti, in cui ogni strumento sembra seguire una metrica a se stante, in mezzo ai quali si aprono varchi onirici fatti di spoken vocals in lingua madre, arpeggi evocativi, inserti di ottoni, parentesi in cui avviene una breve decompressione prima di gettarsi nuovamente nell'inferno sonoro. Splendido l'apporto di batteria, onnipresente, tra pattern tipicamente black, death e math, fantasiosa, ipertecnica e precisissima (non siamo tenuti a sapere chi siede dietro le pelli), e basso, cuore pulsante sempre ben individuabile nonostante la furia espressa, uno dei rari casi in cui ha pari dignità rispetto alle chitarre dominanti. Inutile sottolineare poi la prova vocale di Mikko Aspa, ad oggi uno dei migliori cantanti estremi in circolazione, sempre più evocativo e personale.

Brani strutturati a meraviglia, indecifrabili durante i primi passaggi nel lettore, eppure ognuno dotato di un'anima propria che viene percepita solo dopo molti ascolti, varietà e personalità ai massimi livelli, produzione top class, con un irresistibile effetto riverbero/eco che rende le chitarre ancora più disturbanti e solito impatto visivo curato all'inverosimile. Con “Paracletus” si chiude una trilogia che ha portato il black, o qualsiasi cosa sia ora nel 2010, allo stato dell'arte; non sappiamo se la storia dei Deathspell Omega si chiuderà qui, se proseguirà e in che termini, in quanto il mistero che regna attorno ai francesi appare impenetrabile (“grazie ma la band non rilascia interviste”). Quello che sappiamo è che in questi anni nessuno ha saputo produrre musica di questa qualità, tanto basta per far entrare la formazione nella leggenda del metal degli ultimi dieci anni.



01.Epiklesis I

02.Wings of Predation

03.Abscission

04.Dearth

05.Phosphene

06.Epiklesis II

07.Malconfort

08.Have You Beheld the Fevers?

09.Devouring Famine

10.Apokatastasis Pantôn

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