Deathspell Omega
Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum

2007, Norma Evangelium Diaboli
Black Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 23/11/10

"Siamo come nani sulle spalle dei giganti..."

Questa citazione di Bernardo di Chartres mi ha affascinato sin da piccolo e, da sempre, ha acceso in me un quesito sulla reale veridicità del significato che racchiude. Nel proseguimento del mio corso di studi, ho ripensato diverse volte a questa metafora e ho cominciato a formare un pensiero che mi mette in disaccordo con la seconda parte della citazione, ovvero: "...sì che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non per l’acutezza della nostra vista, ma perché sostenuti e portati in alto dalla statura dei giganti". Non è questa la sede per una trattazione del genere, né sarei in grado io di parlarne, ma permettetemi di dire che in qualche piccolo caso, le cose non stanno proprio così. I "nani" riescono a guardare oltre anche per la loro genialità, per l'acume di alcune intuizioni, per caso, o per alchimie uniche e irripetibili, questo avviene in ambiti come la tecnologia, la scienza o, nel caso specifico, nella musica.

Perchè è indubitabile che i Deathspell Omega, per arrivare al livello attuale, abbiano intrapreso la scalata partendo dal basso, dalle radici del genere, confrontandosi nello stesso campo dei maestri indiscussi, arrivando poi a porsi al di sopra del mero teatro di battaglia per meriti e qualità proprie, nate dalle capacità, dalla sensibilità, potremmo dire dal genio, di questi musicisti. Dopo quel "Si Monumentum Requires, Circumspice" (del 2004), i nostri non si sono adagiati nella ascesa verso l'alto giungendo, nel 2007, con "Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum", secondo tassello di una trilogia chiusa col recente "Paracletus".

Le sensazioni, il fine, la battaglia interiore che il black metal dei Deathspell Omega scaturisce è fedelmente ancorato al passato (e non potrebbe essere altrimenti...), il mezzo attraverso cui far sbocciare tutte queste emozioni è invece radicalmente cambiato, spingendosi in territori a volte lontanissimi dai "dogmi" del genere, eppure così intrisi di spiritualità, di fascino, di mistero, riuscendo a far collimare il tutto in una concezione estremamente rigorosa del black metal. Nonostante i nostri non siano stati di certo i primi a compiere questo sfibrante lavoro, la personalità messa in mostra dai Deathspell Omega è più unica che rara.

"Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum" è un album che vive su contrapposizioni di elementi per loro stessa natura agli antipodi, come caos e quiete, che come mai prima d'ora, a mio avviso, erano stati così ben amalgamati, sferzando schegge di violenza assurde e annichilenti e distillando attimi riflessivi, inquietanti, susseguendosi senza un particolare ordine, traendo forza e significato vicendevolmente. Dove finisce uno, inizia l'altro, in un gioco di suoni e visioni che prendono corpo col passare dei minuti, che acquistano spessore quasi esponenzialmente, con sfuriate sempre più devastanti e sprazzi di quiete sempre più profondi, dal silenzio di "The Shrine of Mad Laughter" alla commozione di "A Chore for the Lost", ad esempio. Il tutto in un rituale ciclico che ci viene sottolineato anche dall'artwork (splendido) e dalla disposizione della tracklist, una danza che tende ad avvicinare sempre più questi elementi contrastanti, fino a farli combaciare in modo sublime.

Un disco molto difficile da assimilare, quasi fastidioso durante i primi ascolti, confusi da questa alternanza di frangenti quasi senza senso, dal riffing così contorto, imprevedibile e dissonante, che sembra non arrivare mai al dunque, ammutoliti dalla prestazione incredibile del batterista (di cui non si conosce il nome), così veloce e frenetico da sembrarci caotico e precisissimo al tempo stesso, con un minutaggio che può sembrare abbastanza scarso, "appena" quarantasei minuti, e con soli quattro brani veri e propri a disposizione, anche se definire solo come intro e outro le due "Obombration", sarebbe troppo semplicistico. Trovarsi di fronte a "Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum" è come osservare un monumentale quadro da una distanza troppo ravvicinata. Dapprima si colgono solo le vigorose pennellate, la mano sicura dell'artista che compie evoluzioni di forme e colori, senza però scorgere alcunché dell'insieme. Allora ci si allontana, il campo visivo si allarga, e cominciano a formarsi i primi elementi dell'opera, la raffigurazione comincia ad avere un senso. Manca ancora la visione globale, quindi ci si allontana sempre più per poter ammirare il quadro nella sua interezza. Così è questo album e così, a mio avviso, ci si deve approcciare. Una continua scoperta, ascolto dopo ascolto, di elementi che sembrava inizialmente nascosti, e che invece vengono dissipati all'interno del disco con molta intelligenza, come rumori in sottofondo, canti gregoriani, urla, rintocchi di pianoforte e corde pizzicate con leggerezza, la percezione di un filo comune che collega tutti quei riff così slegati dal contesto del brano, passando da ritmi frenetici a break marziali e sinistri, senza contare il significato teologico degli anatemi declamati da Mikko Aspa, con uno stile vocale rauco particolarmente efficace. La forza di un un disco del genere, è che per quanti ascolti gli potrete dedicare, non riuscirete mai a stabilire a quale distanza vi dovrete spingere per poter abbracciare in modo definitivo il significato globale che i nostri hanno voluto racchiudere in "Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum", rendendo ogni passaggio nel vostro lettore un'esperienza unica.

Un disco strabiliante, che unisce avanguardia e forza primordiale del black metal, elevandolo a capolavoro dei giorni nostri, e a classico nei giorni a venire, e non è la prima volta che accade per la band francese. I "nani" si stanno trasformando in giganti...



01.Obombration

02.The Shrine of Mad Laughter

03.Bread of Bitterness

04.The Repellent Scars of Abandon and Election

05.A Chore for the Lost

06.Obombration

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