Lunatic Soul
Lunatic Soul II

2010, KScope/Mystic Production
Prog Rock

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 19/11/10

Quando parliamo di Mariusz Duda abbiamo a che fare con una delle personalità più importanti del mondo del prog degli ultimi anni, capace coi suoi Riverside di attraversare i confini della Polonia per raggiungere le orecchie di appassionati di tutto il mondo. Lunatic Soul nasce nel 2008, con il disco di debutto omonimo, come progetto solista di Mariusz (insieme a Maciej Szelenbaum alle tastiere e a Wawrzyniec Dramowicz, batterista dei grandissimi Indukti), con l'intento evidente di scavare ancor più a fondo nella propria anima di artista elegante e visionario, abbandonandosi completamente all'introspezione e a ritmi dilatati.

Nasce così un piccolo gioiello di classe purissima, che a due anni di distanza vede la sua continuazione con il presente Lunatic Soul II, già soprannominato “White Album”, in contrapposizione al precedente “Black Album” (i due full-length presentano la stessa copertina in opposte tonalità di bianco e nero). Nella mente di Duda i due lavori sono strettamente legati a livello lirico e concettuale, rappresentanti il precedente un viaggio di un'anima tormentata verso la morte, il nuovo l'esatto contrario, cioè un viaggio verso la vita, in cui dovrebbe farsi strada una sorta di luce a riempire gli spazi vuoti lasciati volutamente dal musicista, un messaggio di positività in un sound più stratificato e onirico.

Una continuazione quindi di un discorso iniziato con la prima opera, che probabilmente giustifica la stretta vicinanza di stile e atmosfere di fondo col primo capitolo. La solita eleganza nel ricamare atmosfere impalpabili, l'uso perenne di strumenti acustici, di toni sommessi, le ricorrenti strutture ridotte all'osso eppure estremamente emozionanti; richiami ambient, percussioni tribali, un uso parsimonioso di elettronica, piano e orchestrazioni (Mariusz è un appassionato di e-bow, un particolare effetto per chitarra capace di imitare il suono di violini e flauti), in un melting pot di influenze (innegabili) che funziona molto bene. Anzi benissimo, sapientemente fuse in uno stile delicato e intenso, in cui la splendida voce di Duda assume a volte il ruolo di strumento aggiunto, quasi sommessa ma allo stesso tempo incisiva, andando a toccare gli ascoltatori nel profondo giocando solo sul filo della sensibilità e della morbidezza.

Se da un lato a questa tornata cade l'effetto sorpresa, vista la continuità stilista del progetto, la bontà di "Lunatic Soul II" è tale che dopo un paio di ascolti è come immergersi per la prima volta nel mondo di Mariusz, con le ormai classiche intro, col disco che pare animarsi molto lentamente, per poi decollare, anche questa volta, con la terza traccia: due anni fa era “Out On A Limb” (un'autentica perla), adesso è il turno di “Suspended in Whiteness”; brano che rapisce immediatamente grazie ad atmosfere impalpabili e alla evocativa prova vocale di Duda, che col passare dei secondi comincia a prendere corpo, con l'inserimento progressivo di batteria, tastiere e basso, in una progressione da applausi. Come da applausi sono la tribaleggiante “Escape From ParadIce”, la mini suite “Transition” e la conclusiva “Wanderings”, probabilmente l'estratto più significativo dell'album, semplicemente da pelle d'oca.

A dire il vero la natura stessa del progetto necessita di una visione d'insieme di tutto il disco (e a questo punto di entrambi gli album), nel quale risultano fondamentali anche le pause, le tracce apparentemente insignificanti, i silenzi, i rumori... Insomma, un lavoro certamente non facile che richiede una buona dose di attenzione e predisposizione, ma che una volta rivelato, saprà farvi viaggiare come pochi altri dischi ascoltati ultimamente.



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