Forbidden
Omega Wave

2010, Nuclear Blast
Thrash

Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 09/11/10

In un periodo costellato da innumerevoli reunion più o meno riuscite devo ammettere che attendevo il ritorno dei Forbidden con una certa morbosità. La band capitanata dal talentuoso chitarrista italo americano Craig Locicero e dal grintoso singer Russ Anderson (sono gli unici due membri originari della band ancora in formazione) conquistò, sul finire degli anni ottanta, fan e critica grazie a due album, “Forbidden Evil” e “Twisted Into Form”, che rappresentarono al meglio la seconda ondata del thrash metal grazie alla loro aggressività spudorata e ad un tasso tecnico di primissima qualità. Dopo le alterne  vicende che il genere visse negli anni novanta e dopo due dischi non certo indimenticabili nati tra una reunion e l’altra, i Forbidden tornarono ad esibirsi insieme nel 2001 al Thrash Of The Titans, festival benefico per la raccolta fondi a favore di Chuck Billy dei Testament e del compianto Chuck Schuldiner (Death, Control Denied). Dopo questa esperienza la band tornò “on stage”  per brevi tour anche in Europa e raccolse piuttosto interesse da parte dei media ed è durante questo lungo periodo che il desiderio ti tornare con materiale inedito iniziò a spingere Locicero e Anderson alla ricerca di una line up stabile con cui far risorgere definitivamente i Forbidden. 


Che "Omega Wave" non sia un semplice ritorno discografico di una band come tante lo si intuisce immediatamente. Per chi, come me, ha amato i Forbidden di fine anni ottanta, il primo ascolto del nuovo disco è semplicemente spiazzante. La lunga genesi del disco ha fatto sì che lo stesso si riempisse di particolari, di influenze e di passaggi sia moderni che classici senza lasciare alcuno spazio alla più semplice “operazione nostalgia”. Il disco si apre con la possenza di “Forsaken At The Gates” che, dopo un intro dal sapore ultra classico, sorprende per le sua aggressività che però viene plasmata con grande variazione dei ritmi ed atmosfere molto cupe. Le tracce successive sorprendono, come ad esempio in “Overthrow”, per come modernità e classicismo riescano a convivere anche grazie ad un rifting sempre molto ispirato di Locicero ed una prestazione di Anderson che sorprende per la grande capacità di variare i registri. “Chatter” è un intermezzo nel vero senso della parola in quanto rompe le atmosfere della prima parte del disco e inizia un viaggio più intimistico che va a toccare tutti gli estremi della musica dei Forbidden. In tal senso “Dragging My Casket” è forse il brano più completo in cui melodia, modernità, aggressività e violenza pura convivono in modo sorprendente.  Nonostante la complessità dei brani ed una certa propensione prog, il disco scorre molto piacevolmente senza mai registrare passaggi a vuoto. Tra i brani che ho maggiormente apprezzato non posso non citare “Hopenosis” e la conclusiva title track, ma l’aspetto che più mi ha colpito è come molteplici influenze convivano e donino un suono assolutamente omogeneo ed originale, nonostante alcuni arrangiamenti richiamino molto i Nevermore (del resto la presenza nella band di Steve Smyth non è secondaria).


I Forbidden hanno scelto la via più difficile per tornare, ovvero quella di abbandonare il terreno certo di un semplice disco auto referenziale, per proporci la loro visione della musica del 2010 e lo hanno fatto con una classe ed una ispirazione invidiabili che fanno di Omega Wave un ottimo prodotto, di grande qualità e che non sfigura di fianco ai grandi classici della band californiana.

Line-up:
Russ Anderson – Vocals
Steve Smyth – Guitars
Craig Locicero – Guitars
Matt Camacho – Bass
Mark Hernandez – Drums





01. Alpha Century 
02. Forsaken At The Gates 
03. Overthrow   
04. Adapt Or Die 
05. Swine   
06. Chatter   
07. Dragging My Casket 
08. Hopenosis     
09. Immortal Wounds    
10. Behind The Mask   
11. Inhuman Race    
12. Omega Wave 

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