Monster Magnet
Mastermind

2010, Napalm Records
Rock

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 27/10/10

"The battle with one's inner demons is the most personal fight any of us can undertake."


Ovvero, la battaglia con i propri demoni interiori è la battaglia più personale che ciascuno di noi possa affrontare. Lo sa bene il leader degli americani e funambolici Monster Magnet Dave Wyndorf, che nel 2007 ha rischiato seriamente la vita per un'overdose. Ne nasce un album, "4-Way Diablo" un po' oscuro, forse a tratti imprevedibile, frutto di questo episodio molto doloroso. Ma dov'era finito il trademark dei Nostri? Certo, era un album ben confezionato, ma atipico che senz'altro ha lasciato qualche estimatore spiazzato, inclusa la sottoscritta.


Tuttavia, prendendo in esame l'ultimo "Mastermind" con un certo sollievo si può dire che gli americani siano tornati alle loro sonorità più congeniali. Un misto di stoner rock, con dei bei riff di chitarra massicci alla Black Sabbath, un po' di sonorità space rock che catapultano l'ascoltatore direttamente in orbita, con un'aggiunta di psichedelia e di testi allucinati e particolari; potranno sembrarvi un po' senza senso, ma hanno qualche riferimento alla vita personale del leader. Un chiaro esempio è "Time Machine", una delicata ballata fatta di chitarre e bassi: "I think I'll go to 1969: buy some comic books and replay my whole life". Una caratteristica particolare di quest'album è che si respira certamente un'aria un po' retrò, densa di vapori allucinogeni e di viaggi (fisici e non), anche se il tutto si mescola con una grinta ed una modernità che pochi sono riusciti ad esaltare: la title-track "Mastermind" a mio avviso è un mix di tutto questo, partendo da riff granitici e ripetuti ossessivamente, si arriva ad assoli di chitarra aggressivi e più tipici dell'hard rock. Il finale è un eccellente cavalcata, puramente basata sulla velocità e sulla grinta sfoggiata dai Nostri. Più canonica e tipica dello stoner il brano di apertura "Hallucination Bomb", molto piacevole ed oscura, che prepara il terreno per l'esplosione di energia che avverrà nel resto del full-length. "Gods And Punks" è il brano più accattivante e ruffiano di tutti i dodici brani, ma non è assolutamente un filler, semmai un ottimo diversivo ed adatto in un contesto radiofonico. Con "100 Million Miles Away" verrete letteralmente lanciati nello spazio, grazie agli effetti vocali e sonori un po' distorti, quasi venissero da un'altra galassia. Questo è uno dei brani più potenti e vivaci, che senz'altro tra rock e un po' di sana fantascienza scatenerà gli ascoltatori e li farà fantasticare di viaggi e conquiste di pianeti. Ma a ben vedere, anche "All Outta Nothin'" è piuttosto leggera e frizzante, concludendo l'album con più grinta e con meno sonorità pesanti e sature.


La produzione ha fatto un ottimo lavoro nell'esaltare ogni sfumatura di quest'album: vorrei portarvi come esempio uno dei miei brani preferiti, forse uno dei più particolari, "Perish In Fire". Vi sembrerà un brano bello consistente e corposo, forse a tratti dai riff ripetitivi e prevedibili. Ma ci pensa la grinta del cantante Dave Wyndorf (dalla voce un po' particolare, bisogna ammettere) e quelle percussioni quasi tribali di sottofondo dannatamente catchy a tenere desta l'attenzione. Si nota una certa consistenza e quantità di effetti sonori al limite dell'inquietante, come nella canzone "The Titan Who Cried Like A Baby", più un intermezzo che un brano vero e proprio, ma anche di effetti simili a quelli di un cartone animato fantascientifico, come nella già citata "Mastermind". Una piccola nota anche per quanto riguarda il basso, che, dato il genere non è stato lasciato da parte: fortunatamente lo si può ascoltare magnificamente e contribuisce in modo non indifferente alla ricchezza dei brani.


Che dire d'altro, i Monster Magnet sono mostruosamente tornati più alle sonorità delle origini, sfornando non un album prevedibile, ma nemmeno un capolavoro. C'è da notare, però, che una combinazione vincente, anche se azzardata, tra passato e futuro, stoner rock e psichedelica con rock ed hard rock più moderno e massiccio, si sente proprio di rado. Però, ciò non toglie che questo "Mastermind" sia godibile e sia un bella scossa potente nel mondo del rock. Bravi!





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