Mortiis
Perfectly Defect

2010, Autoproduzione
Industrial

Il troll Mortiis, dopo sei anni di lungo silenzio, riemerge dal letargo musicale.
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 20/10/10

Sono passati sei lunghi anni da quando il troll Mortiis ha messo il suo lungo naso fuori dalla lugubre caverna nella quale si era rintanato ed, obiettivamente, anche per i suoi fan più accaniti il precedente disco di remix “Some Kind Of Heroin” era decisamente poco. Non si disperino i seguaci della creatura norvegese: il Nostro ha accumulato esperienza ed ispirazione a iosa, per cui il qui presente “Perfectly Defect” non è altro che la prima parte di un lavoro che si completerà l’anno prossimo con un disco più oscuro e meno sperimentale dal titolo “The Gret Deceiver”. Prima di analizzare il disco oggetto di recensione, lasciatemi introdurre un minimo l’artista per tutti coloro che ancora non lo conoscono.

Mortiis nasce come bassista degli Emperor, band da cui abbastanza presto si dissocia sia per divergenze d’opinione (siamo negli anni del balck metal norvegese più estremo, quello degli omicidi e delle chiese bruciate - quello che ha portato in carcere Burzum, per capirci) e, soprattutto, musicali, per iniziare una nuova carriera solista concentrata sull’ambient doom di matrice fantasy-medievale (ora capirete bene le divergenze artistiche con gli Emperor). Questo perlomeno fino a “The Smell Of Rain”, album che segna il passaggio del Nostro nelle sintetiche fila dell’industrial, adagiandosi comodamente in queste sonorità anche con il successivo “The Grudge”.

Ed è proprio dal discorso interrotto con il precedente “The Grudge” che “Perfectly Defect” riprende, proponendoci, nelle prime due tracce, un industrial rock nervoso e pacatamente schizzato che ricorda molto da vicino gli ultimi Nine Inch Nails. Poi, da “Sole Defeat” in avanti il Nostro eclissa la sua voce per portarci all’interno di un cuore puramente strumentale, e qui la musica assume sfumature electro-punk che ricordano molto da vicino i Prodigy di inizio millennio. Leggendo queste righe, avrete capito qual è il principale difetto di questo lavoro: il suo essere estremamente derivativo, difetto non da poco se si pensa che Mortiis ha avuto ben sei anni di tempo per elaborare questa musica. Musica che riserva gemme di pura sorpresa unicamente in “Sensation Of Guilt” (dove una partenza elettronica delicata alla Massive Attack si risolve in un ampio respiro sinfonico, dopo la quale ci attende inaspettatamente una conclusione prima acustica, quindi violentemente elettrica) e la conclusiva “This Absolution” (nella parte strumentale iniziale, il mood ricorda atmosfere horrorifiche, subito trasformate in una cadenza catchy in cui la voce del troll si incastra alla perfezione).

Sia chiaro, a questo punto, che l’album non è affatto suonato male, riserva momenti di pura piacevolezza, e sono certo che chiunque si dimostri simpatizzante nei confronti delle sonorità industrial ed elettroniche possa tranquillamente riservare un ascolto al disco, certo di trovarvi estrema soddisfazione. Per tutti gli altri, invece, temo che il giudizio sia quello di un artista che, immagine a parte, pare non avere nulla di nuovo da dire… E' come se quei sei anni silenti fossero passati in letargo per Mortiis, senza che egli potesse accorgersi che il mondo musicale – e quello industrial/elettronico in particolar modo – è decisamente andato avanti. Attendiamo comunque con fiducia la seconda parte del lavoro, sperando che “The Great Deceiver” possa annullare questa perniciosa sensazione di già sentito.

NOTA FINALE: L’album è disponibile per il download gratuito sul website dell’artista. Donazioni sono libere e gradite, e consentiranno a Mortiis di finanziare le sue future attività musicali. Il sottoscritto, vedendo la soluzione adottata con sempre più consenso da molti artisti, non ritiene, in sede di valutazione, considerare la gratuità della musica qui proposta come un qualche tipo di bonus.



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