Moonspell
Irreligious

1996, Century Media
Gothic

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 18/10/10

Recensione a cura di Alekos Capelli

 

"Irreligious" è di certo uno dei lavori targati metà anni ’90 che più hanno influenzato la scena musicale di cui fa parte. In questo caso, per chi non lo sapesse, siamo nel territorio del gothic metal, vaga denominazione musicale in cui, per la verità, rientrano band anche molto diverse fra loro, ma tutte, a vario titolo, accomunate dal comune sentire gothic, insieme estetico com’è noto avvezzo alle atmosfere decadenti, romantiche, umbratili.

Per quanto riguarda i Moonspell queste definizioni sono quanto mai azzeccate e ben si adattano alla loro iconografia e al loro mondo sonoro, il quale è ampiamente delineato anche e soprattutto in quest’album. Con "Irreligious", infatti, il combo lusitano lascia da parte gli ultimi cascami black metal che caratterizzavano le produzioni dei loro primi anni e si dedica alla composizione di un lavoro completamente devoto all’estetica gotica, esplorando il tema della morte, dell’occulto, della licantropia, della pazzia. Tematiche che rientrano a pieno titolo nel grande calderone gotico. Musicalmente parlando, i Moonspell sono sempre stati un gruppo capace di evocare atmosfere e sensazioni profonde, tramite il sapiente utilizzo di elementi noti, come inserti tastieristici, parentesi acustiche, rallentamenti ed accelerazioni ritmiche, utilizzate per creare e rilasciare tensione. Su tutto spicca però la grande voce di Fernando Ribeiro, dai toni cupi, quasi baritonali, ma sempre caldi e sinuosi. Un perfetto narratore dei testi dark che compone, nonché capace intrattenitore in sede live.

Di highlights memorabili "Irreligious" ne contiene molti, partendo dal singolo di lancio "Opium", davvero convincente e incisivo, nella sua orecchiabilità. Dopo l’incedere mantrico di "Awake", altri momenti immediati e fruibili arrivano con "Ruin & Misery" e "Raven Claws", che anticipano il clamoroso trittico finale, rappresentato da piccoli capolavori gothic metal come "Mephisto", "Herr Spiegelmann" e "Full Moon Madness", non a caso quasi sempre presenti nella tracklist dei loro concerti. Ciò che piace di queste canzoni non è tanto l’originalità stilistica o l’esecuzione tecnica, peraltro impeccabili, quanto l’estrema capacità narrativa, in grado di evocare per immagini, cosa di certo non banale.

E non è un caso che proprio con questo disco i Moonspell siano esplosi popolarmente, salvo poi complicarsi la carriera con sperimentazioni stilistiche per chi scrive sicuramente valide e interessanti, ma altrettanto distanti e meno immediate e fruibili di "Irreligious", che rimane infatti il loro best-seller.





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