Amorphis
Magic & Mayhem - Tales From The Early Years

2010, Nuclear Blast
Death Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 14/10/10

Altro giro, altra corsa. Questo famoso adagio che spopola in moltissime giostre per bambini e non, è accostabile agli Amorphis del 2010. Per il ventesimo anniversario della nascita della band, i Nostri non si sono certo sprecati in futili convenevoli e pubblicazioni di rito. Oddio, volendo ben guardare, il recente DVD/CD intitolato “Forging the Land of the Thousand Lakes“ rientra esattamente nelle pubblicazioni obbligate, ma nel caso degli Amorphis, non mi sento di muovere sterili critiche nei loro confronti. Dicevamo del DVD, pubblicato ad inizio anno, che ha inaugurato materialmente i festeggiamenti e dato il via ad una serie di iniziative da parte della band. Assieme al sopraccitato supporto digitale (in cui è presente uno splendido, e consigliatissimo dal sottoscritto, documentario sul gruppo) è stato commercializzato anche il CD che ripropone logicamente la sola controparte audio di alcune performance live del recente tour in supporto a “Skyforger”.

Giungiamo quindi a questo “Magic & Mayhem - Tales From The Early Years” dove il combo finnico decide, un po’ a sorpresa, di riprendere in mano vecchi brani gloriosi e storici per riproporceli nella loro nuova chiave di lettura. Non preoccupatevi, non ci sono stravolgimenti eclatanti se non quello del cambio di vocalist, ovviamente. I brani scelti che compongono la tracklist sono delle vere e proprie perle d’antologia, pezzi che solo i fan di vecchia data e i più intransigenti ricordano e conoscono (alcune canzoni sono però riproposte spesso in sede live e quindi sono conosciute anche alle nuove leve). Tanto per fare dei nomi, posso citarvi “Magic & Mayhem”, “Vulgar Necrolatry” violente e aggressive come gli Amorphis che furono. Sì, perché se vi aspettate una riproposizione più soft e ragionata dei brani, vi state sbagliando di grosso. Tomi growla e sbraita per il 90% del disco, allentando la presa solo in pochissimi casi, “My Kantele” e “Against Widows” su tutte. Da segnalare l’interessantissima cover di chiusura di “Light My Fire”, che ogni volta riesce a strapparmi un sorriso.

Quello che traspare dalla raccolta è l’intenzione di non lasciarsi alle spalle il passato, rendendo omaggio ai vecchi componenti, e tentando di informare i nuovi fan circa le loro oscure origini, che a molti sono ancora ignote. Un tuffo nel tempo più remoto che farà di certo contenti i fan inossidabili e semper fidelis della band e che è definitivamente un’ottima possibilità di riscoperta per tutti coloro che li hanno conosciuti, visti e sentiti da “Eclipse” in poi.



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