Volbeat
Beyond Hell/Above Heaven

2010, Vertigo/Universal
Rock

Una scarica di energia positiva! Bentornati Volbeat!
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 12/10/10

I Volbeat sono uno dei veri piccoli grandi fenomeni della musica rock degli ultimi anni. Dove con l'aggettivo “veri” intendiamo dire che il successo che ha baciato la band danese dal 2005 ad oggi poggia su solide basi musicali, non su idee di marketing o mode temporanee e su un'idea tanto semplice quanto geniale: unire l'heavy/thrash metal con influenze rock/country anni '50, da definire un genere che potremmo chiamare, con una sorta di neologismo, “thrashabilly”.

Un successo che ha portato i nostri a diventare delle vere e proprie star in Danimarca e fra le più rispettate band della scena rock/metal internazionale, sfoderando da sempre una caratterizzazione scanzonata e festaiola ben specifica, unita a una padronanza della materia di alto livello e a una qualità media di tutto rispetto. Tra il serio e il faceto i Volbeat sono già arrivati al quarto album, il presente “Beyond Hell/Above Heaven”, lavoro dal difficile compito di risollevare leggermente le quotazioni della band dopo un lavoro buono ma “sacrificabile” come “Guitar Gangsters & Cadillac Blood”, in cui la formula Volbeat cominciava a mostrare il fianco. Non che i nostri abbiano registrato un vero e proprio passo falso, solo una piccola battuta di arresto in relazione alla freschezza dei dischi precedenti.

Un lavoro difficile dicevamo, proprio perché il “concept” dei Volbeat non permette troppe digressioni, dovendo per forza di cose ruotare attorno ad alcuni punti cardine, ad alcuni stilemi ben precisi, in modo da costringere Poulsen e soci a lavorare di fino sul “solito” materiale, piuttosto che cercare una via totalmente innovativa. Infatti i Volbeat giocano soprattutto sul coinvolgimento, sulla facilità d'ascolto, su soluzioni immediate e melodie accattivanti, elementi che fortunatamente ritroviamo in piena forma su “Beyond Hell/Above Heaven”, una vera e propria scarica di energia positiva. Seppur senza cambiare di una virgola, i Volbeat ci regalano uno dei dischi più piacevoli del 2010, abbandonando quasi totalmente la componente thrash ed heavy, in favore di un approccio più morbido, ma non necessariamente meno energico. Canzoni facili, ritornelli efficacissimi, qualche piccolo saggio di tecnica, tanto sano divertimento, la voce perfetta di Michael Poulsen e il gioco e fatto!

Difficile estrapolare qualche brano in particolare, avendo in mano una tracklist esenta da filler o passaggi sottotono... “The Mirror And The Ripper” metterà subito a proprio agio sia i fan della band che i neofiti, l'armonica di “Heaven Nor Hell” introduce un brano in cui è davvero difficile astenersi dal tenere il ritmo con qualsiasi cosa si abbia a portata di mano, la rocciosa “Who They Are” fa incontrare i Metallica dei giorni migliori con un ritornelli ariosi che si stampano subito in testa, “Fallen”, probabilmente l'hit del disco, metterebbe di buon umore chiunque, e via discorrendo... Ogni brano ha la sua piccola peculiarità che invoglia l'ascolto, dal banjo di "7 Shot", alla scanzonata “A New Day”, passando per “A Warrior's Call”, un sano inno all'headbanging. Insomma, semplicità ed efficacia.

A rendere più gustoso il disco dobbiamo anche registrare la presenza di ospiti importanti come, tra gli altri, Mark "Barney" Greenway (voce dei Napalm Death) e Mille Petrozza (frontman dei Kreator), dagli inserti inusuali ma interessanti in un contesto molto diverso dalle band di provenienza. Certo, “Beyond Hell/Above Heaven” non farà scuola, né si farà ricordare per geniali intuizioni, ma vi farà passare cinquanta minuti in allegria, ascoltando buona musica, con la voglia di rimettere il disco più volte una volta giunti alla fine. Ai giorni nostri già una bella conquista. Provateli!   



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