Skunk Anansie
Wonderlustre

2010, V2
Rock

Zero voli pindarici, ma nemmeno cali evidenti. Gli Skunk Anansie ritornano con un album facile e gradevole
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 30/09/10

Gavetta, inizio carriera promettente, successo mondiale, scioglimento, carriera solista, reunion, greatest hits e nuovo album.  Possiamo dire che gli Skunk Anansie hanno attraversato tutte le fasi di una rock band che si rispetti, chiudendo il cerchio col nuovo disco di inediti, il qui presente “Wonderlustre”, a distanza di undici anni del famosissimo “Post Orgasmic Chill” e a due dalla riconciliazione della formazione inglese.

Come sempre, per ritorni in pompa magna di un certo spessore, le aspettative dei fan e dei media rischiano di scontrarsi con realtà ben differenti da quelle che si ricordavano, dovendo fare fronte a inevitabili cambiamenti e probabili cocenti delusioni. Sta alla band allora cercare di non creare troppi scossoni e andare sul sicuro con un lotto di canzoni che possano piacere un po' a tutti, senza scontentare le frange del proprio pubblico. “Wonderlustre” è essenzialmente questo, un buon disco che farà sicuramente la felicità dei fan, forte di una notevole orecchiabilità, in equilibrio tra l'energia tipica (più misurata) degli Skunk Anansie e le altrettanto classiche ballate della casa. In sostanza una rinascita (anzi, un nuovo primo album, come ha più volte detto Skin ai media) in linea con lo stile ormai conosciutissimo degli inglesi, decisamente più orientato a un rock, discretamente venato di pop, radiofonico e di facile presa.

È proprio la connotazione più melodica ed easy a caratterizzare principalmente “Wonderlustre”, relegando in secondo piano rabbia e tematiche forti, in una dozzina di canzoni orecchiabili ma alquanto scolastiche. Non si pretende dagli Skunk Anansie doti di scrittura particolarmente ardite, ma la sensazione che la band abbia svolto il compitino senza andare oltre la soglia della sufficienza è palese: nessun brano ha la carica, sia emotiva che strettamente rock, della band che ha saputo ritagliarsi successi mondiali a ripetizione, nessuna soluzione vocale ardita, nessun lampo di creatività, tutti pezzi dalla durata inferiore ai quattro minuti, ecc... Sin dal singolo, molto trasmesso in quasi tutte le emittenti radiofoniche, “My Ugly Boy”, l'antifona è quella di un album non travolgente, ben prodotto, “leggero” e piacevole tuttalpiù per un ascolto in sottofondo, o durante le attività quotidiane, mostrando il fianco a un'analisi più accurata. Non mancano buoni episodi da segnalare, come l'opener “God Loves Only You” (probabilmente il migliore del lotto), il già citato singolo di apertura “My Ugly Boy”, forse troppo debole per trainare un intero album, la toccante “Talk Too Much”, la ruffiana ma efficace “The Sweetest Thing” (forte candidata a secondo singolo), o “It Doesen't Matter”, con una Skin finalmente protagonista assoluta. Tanto mestiere e indubbie qualità, che però perdono intensità col passare dei minuti.

Zero voli pindarici, ma nemmeno cali evidenti; “Wonderlustre” non riesce ad eguagliare i migliori lavori degli Skunk Anansie, cosa che probabilmente nemmeno la band aveva in predicato, fissando come unico obiettivo quello di ridare “appeal” al gruppo, possibilmente senza scontentare i fan. Obiettivo riuscito, sufficienza piena.



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