Johnny Cash
The Man Comes Around

2003, American Recordings
Country Rock

Recensione di Erik Molteni - Pubblicata in data: 24/08/10

Leggi Johnny Cash e la mente vola incontrastata verso visioni leggendarie, da film western, verso le sterminate praterie del Midwest “made in Usa”; ma allo stesso tempo tornano alla mente i fasti di un’autentica icona del country, anche se onestamente catalogare Cash come un cantante country sembrerebbe quasi un affronto. Infatti uno dei principali meriti del cantautore dell’Arkansas è stato proprio quello di svincolare il country dagli stereotipi del genere, facendo della sua musica un fenomeno mainstream, senza però svilirla né tantomeno svenderla alle logiche del mercato e delle major. Detto questo possiamo tranquillamente affermare che Johhny Cash rappresenta non solo un certo genere musicale, ma la musica nel suo essere vero e proprio, paragonabile a stelle di prima grandezza come The Beatles, Elvis Presley, Rolling Stones e chi più ne ha, più ne metta. Sullo stesso piano leggendario della musica ha poi viaggiato la sua vita, e a tal proposito vi consiglio la visione del film “Quando l'amore brucia l'anima (Walk the line)” del regista James Mangold.
 

Tornando alla musica dobbiamo sottolineare come l’incontro tra Cash e il producer Rick Rubin abbia donato al singer nuova linfa creativa, non tanto in sede di songwriting (nell’album in questione la maggior parte dei pezzi sono cover di altri artisti), quanto dal punto di vista puramente artistico e squisitamente musicale: questo “The Man Comes Around”, quarto capitolo dei cosiddetti “American Recordings”, ci regala un Johnny Cash in grande forma, capace di reinventare brani già di per sé straordinari, ma che interpretati dall’artista di Kingsland diventano autentiche gemme incastonate in un tesoro di incredibile valore. Spesso ci troviamo di fronte a tribute album, o a reinterpretazioni inserite nei più disparati contesti, ed il più delle volte diventa difficile valutare il risultato, soprattutto perché privo di originalità piuttosto che di genialità; Cash invece mostra al mondo musicale che il genio risiede stabilmente dentro di lui, è parte integrante di lui, e gli anni come gli eccessi non lo hanno minimamente scalfito, come al contrario dimostra il suo viso stanco e segnato da una vita vissuta al limite.
 

Così dopo l’opener affidata alla title track scritta dallo stesso Cash dopo mesi di gestazione, un brano di sicuro impatto e dalla forte carica poetica e teologica, ecco apparire quello che per chi scrive è il capolavoro assoluto dell’album: “Hurt”, originariamente contenuta nell’album “The Downward Spiral” dei Nine Inch Nails già “coverizzata” in passato da David Bowie. Un brano dal testo struggente, quasi un testamento spirituale per Johnny Cash, acuito da un arrangiamento che rende la canzone ancora più desolante; il cantato poi non fa che accrescere questa sensazione, il tutto reso in maniera splendida dalla produzione di Rubin. Una scelta non di certo casuale quella di questo brano, come se Cash avesse guardato indietro analizzando i passi della propria vita, per poi mettere nero su bianco le proprie riflessioni. Ma i capolavori non si fermano di certo con questo brano; incredibile è la reinterpretazione di “Personal Jesus” dei Depeche Mode, che sembra una canzone composta proprio per le corde di Cash, in questo episodio coadiuvato dalla chitarra acustica di John Frusciante. Altrettanto sorprendenti sono le cover di “Bridge Over Troubled Water” di Simon & Garfunkel, con il supporto vocale di Fiona Apple, “First Time Ever I Saw Your Face” in origine scritta da Ewan MacColl per Peggy Seeger, “In My Life” degli immortali Beatles e la struggente ballad firmata da Sting “I Hung My Head”.
 

Un album da cui è praticamente impossibile estrapolare passaggi a vuoto, un lavoro che non stanca mai di essere ascoltato, un vero e proprio testamento musicale di uno dei più grandi artisti che la musica abbia conosciuto; un musicista che dimostra la propria grandezza anche nell’interpretare e nel rielaborare le canzoni di altrettanti grandi artisti. Un album che non può assolutamente mancare nella collezione di qualsiasi appassionato di musica, a prescindere dai gusti musicali.





01. The Man Comes Around
02. Hurt
03. Give My Love To Rose
04. Bridge Over Troubled Water
05. I Hung My Head
06. First Time Ever I Saw Your Face
07. Personal Jesus
08. In My Life
09. Sam Hall
10. Danny Boy
11. Desperado
12. I’m Lonesome I Could Cry
13. Tear Stained Letter
14. Streets Of Laredo
15. We’ll Meet Again

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