Loreena McKennitt
The Mask And Mirror

1994, Quinland Road/Warner
Folk

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 20/08/10

Il suono sordo di un corno, reso ancora più profondo dalla distorsione elettrica, ci introduce al quinto inciso in studio di Loreena McKennitt, lo stesso suono che poi ritroveremo all’inizio di ogni suo successivo nuovo lavoro…come un richiamo che giunge da lontano (sia in termini geografici che temporali). Quindi, un timido vocalizzo, la drammatica dirompenza di un coro gregoriano, le percussioni…e siamo immediatamente avvolti dalla magia di “The Mystic’s Dream”.
Subito, ci rendiamo conto che qualcosa è cambiato nella musica di Loreena McKennitt: essa è piena, abbraccia tutte le forme di folklore del mondo, arriva nei recessi più profondi della nostra anima con una facilità disarmante.
Non potrebbe essere altrimenti: “The Mask And Mirror” risente degli studi di Loreena della storia della Spagna del 16mo secolo, un viaggio vertiginoso che dalle coste dell’Irlanda l’ha portata fino a Gibilterra in Marocco, passando nel mezzo a Santiago, sulle orme dei Catari, dalle mille e una notte d’Arabia al sufismo egizio.

Ancora intontiti dalla disarmante bellezza e dall’intenso senso di mistero dell’uomo alla ricerca di Dio di “The Mystic’s Dream”, l’album prosegue inesorabile con un altro capolavoro non solo musicale, ma anche commerciale: “The Bonny Swans”, la messa in musica della fiaba della principessa annegata dalla sorellastra per gelosia, e quindi tramutatasi prima in cigno, poi in arpa. Ci troviamo di fronte ad una ballata in crescendo, di quelle che si ripetono circolarmente su se stesse senza mai apparentemente stancare, miracolo di composizione in pieno McKennitt style.
Ancora oggi, durante i live di Loreena McKennitt, all’esecuzione di “The Bonny Swans” la platea va letteralmente in delirio.

Potremmo noi già essere soddisfatti di due centri perfetti come le due canzoni appena citate? Assolutamente no, ed infatti con “The Dark Night Of The Souls” abbiamo una delle canzoni più romantiche e struggenti mai composte da Loreena, un inno all’amore assoluto, una serenata impreziosita dal violino, dall’arpa e dalla chitarra classica (tutti magnificamente in armonia), portata all’ennesima potenza dalla carezzevole, eppure potentissima, voce della Musa.

Con “Marrakesh Night Market” l’influenza dell’oriente, e del Marocco in particolare, si manifesta con sfrontatezza, portandoci, attraverso un magico intreccio di percussioni e di Balalaika, direttamente nelle strade impolverate del più esotico dei bazar africani in mezzo al deserto. Mentre il sole cala, è semplicemente naturale perdersi nella danza attorno al fuoco sulle note di questa melodia.

“Full Circle” è una canzone tutta sorretta dalla magnifica voce di Loreena: semplicemente miracoloso cosa è in grado di fare il lamento con cui ella frappone le strofe di questa canzone, un lamento carico di tutto il dolore del mondo…credetemi: non siete preparati a ciò che sta per uscire dalle vostre casse alla partenza di questa traccia. Potrei dirvi che “Full Circle” è una canzone intensissima, ma non le renderei giustizia. Puro balsamo lenitivo per l’anima…ecco, forse così mi capite. E se siete in un periodo in cui recate con voi del dolore, non stupitevi di ritrovarvi in lacrime al termine dell’ascolto di questa canzone.

Tempo di smorzare i toni, e cosa di meglio che la sfrenata danza di “Santiago”? Anche qui, la magia è tutta nella voce della Musa, tuttavia il risultato non è catartico come in “Full Circle”…è evocativo, divertito, scanzonato: una danza che si spiega alla perfezione già nel suo titolo, e che ci presenta delle percussioni e degli inserti di fisarmonica ed archi semplicemente da brivido.

Sentiamo quindi una cornamusa riecheggiare nella distanza, e capiamo immediatamente che è tempo di tornare su toni maggiormente celtici con “ Ce He Mise Le Ulaingt / The Two Trees”.
La suite di quest’album, comunque abbastanza allineata per durata al resto dei brani del disco, prosegue idealmente il concetto ecologico / ambientalista cominciato da “Bonnie Portmore” sul precedente album “The Visit”: entrambe le composizioni, difatti, condividono un senso di desolante dolore di fronte alla barbara stupidità dell’uomo nei confronti della natura.

Ancora una volta, la conclusione è affidata a Shakespeare con “Prospero’s Speech”: una corale per organo e voce che riprende il senso di mistero e di misticismo che avevamo avvertito nella prima traccia di questo lavoro. Una conclusione più che degna per un capolavoro.

Capolavoro, già…potrei terminare così questa recensione, ma questo album merita decisamente ancora alcune considerazioni.
Innanzitutto, questo è un nuovo inizio nel viaggio della McKennitt: sono cambiate le destinazioni, la Musa è entrata in contatto con diversi popoli del mondo (tutti legati in un qualche modo ai Celti) e da ciascuno di essi ella ha tratto un frammento del loro spirito musicale, per fonderlo poi alchemicamente con la forma musicale celtica propria di appartenenza. Quindi, sarebbe riduttivo continuare a definire “celtica” la proposta musicale della nostra cantautrice: da questo album in poi, si deve parlare sempre e solo di “folk” nella sua accezione più ampia possibile.
Poi, miracolo nel miracolo: la produzione è talmente perfetta, che questo album non dimostra assolutamente i 16 anni che si porta appresso, ed è una cosa che di cui i precedenti lavori della Musa non si possono certo vantare.
Infine, mi rendo conto che la perfezione non esiste, men che meno in musica. Oltretutto, se anche esistesse, sarebbe un concetto statico, meramente estetico e, come tale, totalmente noioso, lontanissimo quindi dalle emozioni di cui questo lavoro non è semplicemente carico, ma ripieno.
Tuttavia, questo è un album che vi può cambiare la vita; inoltre, certe evoluzioni artistiche sono così inattese, piene e meravigliose, che vanno salutate con genuino entusiasmo anche a 16 anni circa dalla loro naturale manifestazione.

…Non sono forse questi motivi più che sufficienti per conferire a questo disco il massimo dei voti?    



01. The Mystic’s Dream
02. The Bonny Swans
03. The Dark Night Of The Souls
04. Marrakesh Night Market
05. Full Circle
06. Santiago
07. Ce He Mise Le Ulaingt / The Two Trees
08. Prospero’s Speech

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