Opeth
The Roundhouse Tapes

2007, Peaceville Records
Death Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 29/03/09

Con The Roundhouse Tapes gli Opeth riempiono l'unica casella della loro nutrita discografia rimasta ancora vacante: un live album. Un doppio live album per la precisione, registrato in occasione della data londinese al Camden Roadhouse del 9 novembre 2006, che si presenta, come ormai di consueto per la band di Stoccolma, con uno splendido artwork curato da Travis Smith.

Comincio subito a dire che il giudizio di fronte a un'opera del genere non può che essere positivo (per i motivi che leggerete fra poco), ma per quantificare questa positività con una effettiva valutazione, bisogna per forza di cose fermarsi a ragionare su due parametri che, purtroppo, hanno gravato sul giudizio finale. Per prima cosa, facendo un paragone con l'unica pubblicazione -sino ad ora- di un live degli Opeth, lo splendido dvd Lamentations, dobbiamo affermare che The Roundhouse Tapes ne esce leggermente ridimensionato, non potendo quest'ultimo godere di una registrazione audio perfetta come il primo. Niente di così "scandaloso" sia chiaro, ma da una band come gli Opeth ci si aspetta sempre il meglio sotto ogni punto di vista, e i nostri in questa occasione non sembrano essersi messi al pari con il loro standard. Secondariamente, non si può provare un leggero disappunto nello scorrere una tracklist che poteva essere ben più generosa nei confronti dei sostenitori, con la presenza di solo tre canzoni nel secondo cd. Questi due appunti rimangono comunque delle imperfezioni che potrebbero facilmente essere sovvertite. Da un lato si potrebbe dire che una produzione "sporca" (notare le virgolette) ci può stare nel contesto di un live, per di più lodando in nostri nel non aver intaccato con sovraincisioni la propria performance, dall'altro si potrebbe dire che nonostante il numero limitato di pezzi, il minutaggio di The Roundhouse Tapes è comunque corposo e soddisfacente, specialmente tenendo ben presente la lunghezza media di un pezzo degli Opeth. Del resto è lo stesso Åkerfeldt che ci avvisa che non sarà un'esibizione speciale, ma solamente una "pretty much ordinary gig... like any gig", impreziosita da una serie di classici storici che i sostenitori degli Opeth attendevano in un live album da tempo immemore ormai.

Dunque dipende da voi se accogliere entusiasticamente o meno The Roundhouse Tapes, che, al di là di qualsiasi discorso, rimane l'ennesima testimonianza di una band fuori dal comune. Un live che dal punto di vista esecutivo non accetta alcun tipo di critiche, con un Åkerfeldt a dir poco sontuoso e con il nuovo arrivato Martin Axenrot che non fa rimpiangere troppo Lopez, con una prestazione senza sbavature, decisamente più convincente delle sue ultime esibizioni italiane a cui ho assistito. A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, il live parte subito in quarta con When (da My Arms, Your Hearse), a cui segue una splendida Ghost of Perdition, estratta dall'ultimo Ghost Reveries, lasciando fortunatamente in disparte i siparietti tra un brano e l'altro tanto cari a Mikael. Prosegue l'operazione amarcord con Under the Weeping Moon, con le sue lyrics "absolute black metal nonsense", semplicemente eccezionale, come del resto Bleak, il brano in cui Per Wiberg riesce a fondersi meglio col resto del gruppo, e la commovente Face of Melinda. A conclusione del primo disco, troviamo un'altro gioiello, The Night and the Silent Water, dal capolavoro Morningrise, testimonianza degli Opeth che furono e che, con un pizzico di nostalgia, non saranno mai più. Stesso copione per il secondo disco, band che gira a meraviglia, ed emozioni copiose con Windowpane per chiudere col botto con due colossi come Blackwater Park e Demon of the Fall, congedandosi col pubblico con la promessa di ritornare con un nuovo disco, tutt'ora in lavorazione.

Un'uscita che può contare su un saldo decisamente positivo, che con un pizzico di accortezza in più avrebbe potuto diventare ancor più prezioso, come ad esempio l'inutile digressione di oltre sei minuti dopo Blackwater Park, in cui Mikael presenta la band al pubblico... tempo prezioso che poteva essere speso in modo più intelligente. The Roundhouse Tapes rimane comunque un acquisto obbligatorio per tutti i fan, specialmente perchè rimarrà l'ultima uscita in cui compare ancora Peter Lindgren, e un'ottima occasione per poter scoprire una delle migliori formazioni che la musica metal possa vantare.



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