Arctic Monkeys
Humbug

2009, Domino
Alternative Rock

Recensione di Alberto Battaglia - Pubblicata in data: 29/06/10

Ricordate quegli Arctic Monkeys, tutto sommato dei ragazzi divertenti, che qualche anno fa avevano sbriciolato il record di copie vendute per un album di debutto? Beh, dite loro addio, la musica è cambiata...

Dopo l'ondata di successo che li ha investiti, i ragazzi di Sheffield tentano con questo album di trasformare il loro genere in qualcosa di meno adolescenziale; i pezzi diventano più soffusi, superano sempre i tre minuti, sono arrangiati con maggior cura. È vero, come s'è scritto, che cambiare la squadra che aveva già vinto col folgorante "Whatever People Say I Am, That's What I'm Not" è stata una scelta coraggiosa, ma a ben vedere la suddetta virata stilistica presenta più limiti compositivi che altro. I loro primi successi erano certamente grezzi, ma perlomeno frizzanti, questo ultimo "Humbug", invece, manca di mordente, di momenti da ricordare. Il mood è oscuro, quasi sinistro, ci sembra di vagare di notte per qualche sobborgo metropolitano, senza meta, ad osservare come svolazzano i fogli di giornale lungo le strade.

L'aspetto più ammirevole sta nella coerenza interna dell'album: ogni canzone continua bene il discorso della precedente e, pur mancando di veri e propri apici, "Humbug" può avere un perché se ascoltato nel suo insieme, nel suo umore dark. Tuttavia, non ci sarà santo che possa far piacere questo cd a quanti abbiano apprezzato le "scimmie" per la loro vocazione danzereccia. Molteplici riferimenti agli anni ‘60 costellano i dieci brani; è pregevole il lavoro svolto dal basso, il vero cuore delle canzoni nella maggior parte dei casi. Fra le canzoni più interessanti si tenga conto di "Secret Door", che può contare su una melodia decente, a cavallo fra anni '60 e il più attuale indie rock, "Dance Little Liar" ed il suo incedere ipnotico, e, infine, "Pretty Visitors" che riattiva un po' di velocità dei vecchi tempi. A dire il vero, l'unico vero episodio compitamente riuscito è "Fire And The Thud": un accompagnamento di chitarra straniante fa da cornice a una linea vocale che deve più allo swing che al mondo del rock, dipingendo un quadro da locale notturno e spirali di sigaretta.

Nonostante la ricerca ed il coraggio non siano mancati, "Humbug" è un album malriuscito, il classico passo più lungo della gamba. La cosa più probabile che vi possa capitare ascoltandolo è provare noia o tutt'al più indifferenza. Meglio, a questo punto, tornare su qualcosa di elementare, ma ben più comunicativo.





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