Meshuggah
Alive

2010, Nuclear Blast
Thrash

Una tappa doverosa per i Meshuggah: è tempo di un live celebrativo
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 09/06/10

Dopo venti anni di onorata carriera, anche per i Meshuggah arriva il momento dell'immancabile live album. Giusto per non farsi mancare niente, il presente “Alive” è disponibile sia in versione cd che in dvd, come di consuetudine.

Risulta sempre difficile parlare di un live, cosa ancor più dura per i Meshuggah. Per chi ha potuto vederli dal vivo, risulta evidente che i nostri non sono dei campioni di interazione col pubblico, risultando freddi e meccanici, proprio come la musica proposta. Però se dal vivo si può godere delle loro prestazioni strumentali strabilianti, ascoltarli solamente (visto che abbiamo a disposizione solo il supporto audio) o vederli attraverso uno schermo è ben poca cosa. Sì perché non c'è alcuna differenza tra le versioni live e quelle in studio dei brani proposti, ad eccezione delle improvvisazioni solistiche di Thordendal, oltre al fatto che il pubblico è tenuto ben lontano dalle nostre orecchie, dandoci l'impressione di non avere tra le mani un concerto.

Se da un lato questo è una nota di merito, vista la difficoltà d'esecuzione della musica dei Meshuggah, dall'altro rende un po' inutile un prodotto del genere. Cioè, se devo ascoltarmi praticamente lo stesso brano che trovo su disco, con una produzione più sporca (e vorrei vedere, è un live), con Kidman che ne annuncia il titolo e solo qualche applauso sul finale, dico che non vale la pena. Probabilmente il supporto dvd sarà certamente più appagante, ma non so fino a che punto, vista la scarsa predisposizione dei nostri a mettere in piedi uno “show”, proprio per la particolare proposta.

Conta la musica direte voi. Certo, di ottime canzoni ne abbiamo a bizzeffe, con anche la sorpresa della stupenda chicca “Humiliative”, estratto dal seminale ep “None”. Una tracklist che si concentra prevalentemente su “Nothing” e “ObZen”, prediligendo quindi la fase più monolitica e asfissiante della band. Con una discografia fatta quasi esclusivamente da capolavori, nel peggiore dei casi parliamo comunque di ottimi lavori, ci sarebbe materiale per riempire diversi cd, però stranamente non viene contemplato “Destroy Erase Improve”, sicuramente l'album che ha fatto svoltare la carriera dei Meshuggah, da strambi e ipertecnici discepoli dei Metallica, a faro mondiale del metal moderno. Capisco le esigenze di “spingere” “ObZen”, ma almeno “Future Breed Machine”, la canzone manifesto degli svedesi, potevano aggiungerla.

Un prodotto che nonostante la perfezione formale, inutile sottolineare la mostruosità delle singole prove dei musicisti (diciamo che solo la prestazione di Thomas Haake alla batteria sulla conclusiva “Bleed” varrebbe l'intero prezzo), come ottima è la resa sonora. Unico ma grosso difetto, trattandosi di un live, è che non sembra un'esibizione, o meglio, un collage delle date di Tokyo, Toronto e Montreal, ma una copia delle rispettive versioni in studio. Tanto vale a questo punto buttarsi sugli album e risparmiare i soldini per gustarsi i Meshuggah dal vivo.



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