Loreena McKennitt
Elemental

1985, Quinland Road/Warner
Folk

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 30/05/10

Una canadese di Stratford, Ontario, un giorno del lontano 1985 decise di intraprendere un viaggio. Un viaggio di quelli significativi, di quelli che durano una vita e che non si sa nemmeno se avranno mai fine, in quella singola vita che abbiamo a disposizione. Questo viaggio avrebbe avuto una bussola molto particolare: i celti, la loro genesi, la loro tradizione e la loro influenza nel mondo antico, ma anche in quello moderno. Loreena McKennitt, la protagonista di questo viaggio, decise di far leva sulle gesta di un popolo estremamente affascinante (e forse il più affascinante in termini di tradizione musicale) come pretesto per scoprire anche sé stessa, le sue origini (padre irlandese e madre scozzese), e tradurre quindi le sue emozioni in musica.

Ogni viaggio comporta un inizio, e quindi si comincia dal basso più basso che c’è: si collabora alla realizzazione di qualche colonna sonora di film, ed alla sera la musica da strada, l’arpa ed una scatola per raccogliere le offerte dei passanti come unica compagnia. Ma poi i passanti cominciano a fermarsi copiosi, a chiedere una registrazione di una musica tanto celestiale e proposta con così notevole grazia, e Loreena si fa lasciare gli indirizzi. Si chiude quindi in un granaio di Stratford, incide in pochi giorni questo "Elemental", un album-demo dove Loreena propone per lo più canzoni della tradizione irlandese, occasionalmente mettendo in musica dei poemi di Yeast piuttosto che di Blake, senza mai intervenire direttamente nella composizione del pezzo (in Elemental, di sua originale composizione sono soltanto le musiche di “Stolen Child” e “Lullaby”). La produzione è anch’essa minimale: è ormai un fatto noto che, su questo album, sentirete i cani abbaiare, gli uccelli cantare… tutti i rumori ambientali presenti nei dintorni del granaio dove Loreena ed alcuni amici (tra cui il famoso attore e musicista folk Cedric Smith e lo stimato attore shakespeariano Douglas Campbell) si sono chiusi a registrare (per fortuna, il successivo remaster del cd datato 2006 ha lasciato intatta questa nota caratteristica).

In pochi giorni, le prime copie su cassetta di “Elemental” vengono spedite a tutti quegli indirizzi posseduti da Loreena… Ma poi la gente ha cominciato a chiederne ancora, ancora, ed ancora… Ed il resto, come si suol dire, è storia (così come è storia il fatto che Loreena, in seguito al successo della vendita casalinga, abbia rifiutato le offerte di tutte le major che le facevano la corte per formare la sua piccola etichetta privata, Quinlan Road, che ancora oggi è l’unica autorizzata a pubblicare la sua musica). Sebbene in questa opera prima sia ancora palese l’acerba programmazione delle tastiere, così come la capacità di arrangiare in generale, quello che assolutamente appare chiaro è l’eccezionalità assoluta, estrema ed unica della voce di Loreena: una voce già matura, che pizzica le corde dell’animo dell’ascoltatore con la stessa ispirata intensità con cui la McKennitt pizzica le corde della sua inseparabile arpa.

"Elemental" è un album d’esordio e come tale è ben lontano dalla perfezione (soprattutto considerando adesso, a posteriori, i capolavori che Loreena ci avrebbe donato negli anni a venire), eppure su di esso si ritrovano pezzi ancora largamente apprezzati in sede live come “Stolen Child” o “She Moved Trough The Fair”, oppure pezzi tradizionali comunque ripresi ancora oggi da altri artisti (“Blacksmith” l’abbiamo ritrovata sull’ultimo lavoro dei Caprice “Kywitt! Kywitt!”). Nonostante non vi sia un tema conduttore forte e manchino ancora tutte le referenze storiche precise a cui Loreena ci abituerà con i suoi successivi incisi, questo album rimane comunque un primo passo importante per una delle artiste di riferimento della folk music mondiale e pertanto merita dovuta considerazione.

Bisogna ricordare poi che qualunque viaggio, da quello che ci porta a pochi passi da casa piuttosto che all’altra estremità del mondo, comincia sempre col primo passo che ci spinge fuori dalle mura domestiche.





01. Blacksmith
02. She Moved Trough The Fair
03. Stolen Child
04. The Lark In The Clear Air
05. Carrighfergus
06. Kellswater
07. Banks Of Claudy
08. Come By The Hills
09. Lullaby

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