Le Strisce
Torna Ricco E Famoso

2010, Virgin/EMI
Pop Rock

Ovvero: come convincere tutti a suon di ironia!
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 27/05/10

"Chi cazzo sono Le Strisce?"

Domanda lecita, che più o meno chiunque si è posto, a partire dal sottoscritto nel momento in cui gli è stato dato il promozionale per la stesura del presente articolo, per finire con i dirigenti EMI che hanno ascoltato il demo di questo gruppo, passando per Cesare Cremonini che, incuriosito dal passaparola mediatico nella rete, dopo una visita sul MySpace di questi ragazzi, ha deciso di collaborare con loro.

Per rispondere all’annoso quesito: Le Strisce sono un quintetto di studenti universitari (molto fuori corso, come loro stessi amano precisare) di Napoli, che hanno deciso di mettersi insieme suonando una musica – definizione presa di pari passo dal loro MySpace – “Rock/Pop, terapeutica e di facile ascolto”, dal forte tono british. Hanno intitolato il loro album d’esordio “Torna Ricco E Famoso” proprio perché parenti ed amici, esasperati dalla loro musica, almeno sperano che dopo tutto questo dispiego di energie e di risorse si possa portare a casa un poco di denaro e fama. Beh, provate a tornare all’elenco di cui sopra: se spiate il mio voto a fondo recensione, se leggete che questi ragazzi, alla fine, hanno veramente inciso per EMI, e se sentite che il pianoforte di “Are You Ok?” suona terribilmente Cremonini, allora dovreste rendervi conto del fatto che questa band ha convinto più o meno tutti, e che ciò è essenzialmente dovuto alla loro arma segreta numero uno: l’ironia.

Già, non è davvero da tutti essere così sferzanti e divertenti come i Nostri, saper rendere così magnificamente delle frizzanti analisi sociali sulla vacuità dei teenager di oggi (sospesi tra l’emo, l’hip-hop e le pasticche dei rave) nell’incipit di “Teenager”, piuttosto che la meravigliosa relazione tra un venticinquenne ed una quarantenne in “Adele Ne Ha 40”, o quanto velocemente certe persone ti faccianno passare l’ispirazione in “Non C’è Niente Da Dire”. Si sorride abbondantemente in quest’opera, senza mai cedere ad una risata grossolana dovuta ad una comicità sopra le righe: l’ironia è sempre sottile poiché si tratta di un’arte di “sospensione della comicità” che, proprio come i migliori misteri, non deve essere mai svelata del tutto. Così fanno questi ragazzi, che nel loro modo di porsi mi ricordano i Pulp, paragone calzante anche perché il marchio british di questo pop rock è fortemente avvertibile, tuttavia imabastardito da una forte mediterraneità nella voce e nell’interpretazione di Davide, un emulo di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro che, nella consapevolezza di essere molto meno dotato tecnicamente, preferisce lanciarsi, con uno sfrenato piglio ironico, in volteggi vocali improponibili ed interpretazioni eccessivamente teatrali (ascoltate “Are You Ok?” o la strofa tutta d’un fiato di “Valentina è Pazza”). Echi di questa mediterraneità si avvertono anche nell’impostazione lirica del lavoro, visto che Le Strisce sono fortemente volgari – attenzione: non volgari inteso come sboccati ed osceni, ma volgari inteso come utilizzo preferenziale di usi ed espressioni del volgo, ovvero del popolo. Tutto rigorosamente in rima – o, quando va male, assonanza – baciata.

Se questi ragazzi sono convincenti anche quando puntano i riflettori sulla loro condizione (“Io Odio Il Pop” e “Chi Cazzo Sono Le Strisce?” ), purtroppo non lo sono altrettanto quando si concedono momenti di pura serietà, per cui canzoni come “L’Amore” o “Lontana” non convincono sino in fondo e portano a cali di ritmo intermittenti lungo lo scorrimento del cd. Tuttavia, è altrettanto indubbio che la strada giusta è proprio questa e che se questi baldi “non-più-tanto-giovani” continueranno a perseverare in questo senso potranno a breve tranquillizzare quegli amici e parenti... Anche perché, cari ragazzi, ci sono effettivamente buone possibilità che voi possiate tornare a casa ricchi e famosi, sapete?



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