Molly Hatchet
Justice

2010, SPV
Hard Rock

In terra teutonica, i Molly Hatchet hanno ritrovato forza e vigore.
Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 24/05/10

Ecco qui un'altra icona del southern rock americano che continua, più o meno imperterrita, la sua attività: stiamo parlando dei Molly Hatchet e del loro dodicesimo album intitolato "Justice". Gli americani di Jacksonville, concittadini dei leggendari Lynyrd Skynyrd (che ospitarono i Nostri nei propri studi di registrazione ai tempi del primo demo), hanno subito negli anni parecchi cambi di formazione, tant'è che oggi il chitarrista Dave Hlubek è l'unico superstite della line-up originaria. Ovviamente tutti questi sconvolgimenti hanno portato tante novità nel sound della band, nonché perplessità e dubbi tra i fan di lunga data. D'altronde, è comprensibile che una band non possa sempre comporre la stessa identica musica album dopo album e che un minimo di sperimentazione negli anni diventi quantomeno necessaria.


Quest'osservazione potrà anche sembrare assurda, ma i Molly Hatchet, da qualche anno a questa parte, producono e registrano i loro dischi in Germania: sicuramente anche questo fattore ha influito nella composizione dell'album, introducendo elementi più vicini al metal/hard rock teutonico. Se tutto questo non dovesse convincervi, allora vi invito ad ascoltare un brano come "Vengeance": per un attimo, i Nostri abbandonano le bandiere sudiste, le sonorità southern rock e si mettono a suonare metal, con un massiccio uso di sintetizzatori. Un brano deciso e diretto, reso ancora più impetuoso dalla voce roca ed impastata di whiskey di Phil McCormack, dal 1996 nella formazione statunitense. "Deep Water" è un altro brano aggressivo condito da un uso abbondante di sintetizzatori e riff di chitarra granitici.


Tuttavia, la vera essenza dei Molly Hatchet è ancora viva e più che mai presente nell'opener "Been To Heaven, Been To Hell", all'insegna di un rock ‘n' roll diretto e senza fronzoli e di una vivacità coinvolgente. La festa continua con la travolgente "Safe In My Skin" e con la patriottica "American Pride", dai riff e dall'assolo dalle tinte blues e dai testi pieni di orgoglio e di amore verso il proprio paese (è sufficiente visitare la loro pagina MySpace per capire che i Molly Hatchet non hanno problemi a schierarsi con la propria patria, soprattutto quando si tratta di guerre). L'epica ed intensa "I'm Gonna Live ‘Til I Die", con i suoi otto minuti di durata, è uno dei brani migliori, se non proprio il migliore dell'intero album, e ci trasporta verso un episodio altrettanto toccante ed intenso, purtroppo ispirato ad una tragica vicenda. "Fly On Wings Of Angels (Somer's Song)" è nata infatti dalla tragica scomparsa di una bambina di sette anni; la canzone è stata pubblicata come singolo ed i proventi delle vendite sono stati devoluti alla Somer Thompson Foundation. I cori nel ritornello ed i riff di chitarra sono veramente commoventi, per non parlare della voce ingenua ed innocente della bambina che all'inizio intona "You Are My Sunshine", popolare canzone di Jimmie Davis, diventata inno ufficiale dello stato della Lousiana.


Tirando le somme, possiamo dire che questo è un buon album, che scorre piuttosto velocemente, riuscendo a mescolare in maniera equilibrata il passato ed il presente dei Molly Hatchet. "Justice" dovrebbe far contenti sia i fan puristi e di vecchia data, sia i gli ascoltatori che si avvicinano per la prima volta alla band. Non sarà al livello del meraviglioso "God&Guns" dei maestri Lynyrd Skynyrd, ma anche questa leggenda del southern rock si difende ancora bene.





01. Been To Heaven, Been To Hell
02. Safe In My Skin
03. Deep Water
04. American Pride
05. I'm Gonna Live 'Til I Die
06. Fly On Wings Of Angels (Somer's Song)
07. As Heaven Is Forever
08. Tomorrows And Forevers
09. Vengeance
10. In The Darkness Of The Night
11. Justice

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