Meshuggah
Contradictions Collapse & None [Reissue]

1998, Nuclear Blast
Thrash

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 29/03/09

Anche per i Meshuggah c'è stato un inizio, un tempo in cui quattro ragazzi di Umeå si riunirono per suonare la propria musica preferita, seguendo le gesta di formazioni che hanno fatto la storia passata del metal, assimilando la grande lezione del thrash metal Bay Area. Un gruppo come tanti sul finire degli anni ottanta? No, perchè questi giovani musicisti svedesi erano i Meshuggah, e non si limitavano a copiare la storia... stavano cominciando a scriverla.

Contradictions Collapse è il classico fulmine a ciel sereno, il primo capitolo di una carriera che ha visto crescere esponenzialmente il peso specifico dei Meshuggah negli ultimi quindici anni della musica metal. Non sono molte le band che sono riuscite a evolversi in modo tanto radicale album dopo album, mantenendo comunque una propria fortissima identità, rielaborando in modo personale sin dagli esordi il grande thrash metal anni ottanta. Contradictions Collapse è il capitolo meno ricercato, meno geniale, e meno "meshugghiano" dei nostri, figlio della grandissima stagione thrash che nei primi anni novanta stava cominciando a perdere colpi. Sarà forse un caso che la scalata al successo dei Meshuggah sia cominciata lo stesso anno della morte artistica dei Metallica (il 1991), forse i maggiori ispiratori di Thordendal e soci, e la cui ombra grava pesantemente sui brani di Contradictions Collapse? Il destino è beffardo, lo sappiamo, e oltre dieci anni più tardi sarà stranamente Kirk Hammett ad ammettere di essersi ispirato a Nothing per comporre il dibattuto St. Anger... coi deludenti risultati sotto gli occhi di tutti.

Ma lasciamo stare discorsi che c'entrano poco con la musica andando a concentrarci sul disco: ancora -relativamente- grezzo e acerbo rispetto al masterpiece Destroy Erase Improve, molto più ancorato alla tradizione, semplificato nelle strutture portanti dei brani, con ancora degli elementi da affinare... ma signori che album! Una reinterpretazione in pieno stile Meshuggah, con tutti gli elementi caratteristici della band messi ben in evidenza, come il riffing stoppato, convulso, pieno di accenti ritmici sincopati, come i cambi di tempo spiazzanti, aggiungendovi una sessione ritmica spettacolare con un trascinante Peter Nordin al basso e un Tomas Haake (appena entrato nella band) da applausi, a dare una lezione a tantissimi batteristi più acclamati che lo hanno preceduto, con il suo stile inconfondibile. Senza dimenticarsi degli assoli fusion di Fredrik Thordendal, ben sorretto dal compagno d'ascia Jens Kidman, impegnato anche a urlare come un ossesso per tutta la durata del disco.

La tracklist vede scorrere brani tutti convincenti, dalla personalità gia molto spiccata, saltando da brani più diretti come Paralyzing Ignorance (un piccolo manifesto del "Meshuggah pensiero"), Erroneous Manipulation, e Greed, a songs dal mood corrosivo quali Abnegating Cecity, Internal Evidence, con alcuni riff da headbanging selvaggio a cui è davvero difficile resistere, o Choirs of Devastation. Sicuramente non il meglio della discografia degli svedesi, Contradictions Collapse rappresenta la parte più istintiva e primordiale della band, una sorta di ponte tra il passato del genere e il futuro cibernetico culminato poi quattro anni più tardi.

Un motivo in più per scoprire questo full-length è la succosa ristampa della Nuclear Blast pubblicata nel 1998 (evidentemente annusando il successo crescente della band) con l'aggiunta dell'ep None, del '94. Quattro canzoni che avranno un'importanza notevole nel percorso artistico dei Meshuggah, andando a definire in maniera netta la svolta cyber/futurista del thrash metal degli esordi, anticipando il gia citato Destroy Erase Improve. Mårten Hagström prende il posto di Kidman alla chitarra ritmica, il sound si fa pesantissimo e ultradistorto, con chitarre dal taglio industriale ancor più compatte, precise, che inaugurano la svolta decisiva del combo svedese, il fatidico salto di qualità. Tutta la band gira al meglio, con un basso vibrante sempre presente, Haake ovviamente sugli scudi e Jens notevolmente migliorato nel suo urlato caratteristico. Anche qui, quattro canzoni e quattro piccoli capolavori: Humiliative e Sickening demoliscono tutto il possibile, lasciando alla seguente Ritual il compito di smorzare gli animi, con una song dall'approccio più soft, inaugurata da un bellissimo arpeggio e con un break centrale da pelle d'oca, per poi ritornare su ritmi più sostenuti con Gods of Rapture (dove si apprezzano alcune backing vocals che verranno riprese quasi inalterate nell'hit Future Breed Machine).

Non rimane molto altro da dire, un album di gran classe e un ep fondamentale. Un'occasione d'oro per scoprire da dove sono partiti i Meshuggah. Chapeau!



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