Scorpions
Sting In The Tail

2010, Sony
Hard Rock

L'ultimo regalo degli Scorpions è un altro grande album
Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 19/04/10

Ed eccoci qua. Come alla fine di un lungo viaggio. Dal finestrino di un aereo, di un treno, di una macchina, si guarda fuori, ripensando a tutto ciò che si è appena vissuto. Stanchi, ma appagati. La lunga avventura degli Scorpions è iniziata quasi quarant'anni fa e la band di Hannover non ha certo bisogno di presentazione alcuna. Dopo una carriera ricca di successi, soddisfazioni e riconoscimenti , Klaus Meine e soci hanno annunciato che “Sting In The Tail” sarebbe stato l'ultimo atto prima della loro definitiva uscita di scena.

Gli Scorpions sfoggiano da sempre un hard rock melodico unico ed inconfondibile, da molti imitato, ma troppo particolare per non essere distinto al primo ascolto. E l'ultima fatica del gruppo tedesco presenta tutti i requisiti per entrare a far parte dei classici della band. Infatti lo stile ed il suono confezionati per “Sting In The Tail” sono maggiormente vicini ai grandi dischi degli anni '80, rispetto ai lavori recenti: ascolto dopo ascolto il cd coinvolge, convince e conquista sempre di più.


Si parte con l'allegra “Raised On Rock”, semplice e diretta, che sembra il modo migliore per rompere il ghiaccio. La coppia successiva però smorza un po' il buon impatto esercitato dall'opener: la title-track (in cui viene utilizzato anche un improbabile effetto vocale) e “Slave Me” non convincono appieno, scorrendo abbastanza anonimamente e lasciando indifferenti. Ma la musica cambia completamente dalla splendida “The Good Die Young”, in cui si può apprezzare il contributo dell'ex cantante dei Nightwish, Tarja Turunen. Il brano nasce in sordina, salvo poi accendersi ed infiammarsi nel ritornello, deciso e trascinante, dove le voci di Meine e di Tarja si intrecciano, dando un incredibile effetto di dolcezza ed energia allo stesso tempo. Sono certo che tra qualche anno, quando ripenseremo ai pezzi “classici” della band ci sarà senz'altro anche questo. Si prosegue con “No Limit”, una cavalcata di puro hard rock, aggressiva e travolgente, dai toni decisamente cupi e severi. Il lavoro dei due chitarristi Rudolf Schenker e Matthias Jabs è sempre prezioso, preciso, mai superfluo e il tutto può essere apprezzato anche in “Rock Zone”, una scatenata canzone di autentico rock n' roll, ideale per un party sfrenato. Davvero difficile rimanere indifferenti. L'atmosfera viene calmata da “Lorelei”, bellissima e dolcissima ballad, nel tipico stile degli “scorpioni”, ai quali questo genere di composizioni riesce con efficacia disarmante. Un'altra decisa accelerata viene data da “Turn You On”, ennesima grande canzone improntata su riff melodici e cori da cantare a perdifiato. “Let's Rock!” e “Spirit Of Rock” sono ben lontane dal livello degli altri brani che compongono il disco, facendo leva su ritornelli deboli e non troppo azzeccati. Discorso diverso per “SLY”, delicato e rilassante lento di buona fattura (tanto per cambiare...), e “The Best Is Yet To Come”, malinconica e toccante, che chiude il sipario una volta per tutte, sull'album e sulla magnifica storia degli Scorpions. E anche i più duri, ascoltando quest'ultima canzone, potranno avere il magone e, magari, anche le lacrime agli occhi.

Presentato dalla stessa formazione tedesca come uno dei migliori album da loro mai fatti, “Sting In The Tail” mantiene le promesse e ripaga in pieno le aspettative. Non vi è un minimo di autocelebrazione e gli unici ingredienti di cui abbonda il disco sono del gran buon rock e tanto cuore: formula perfetta. Modo migliore per congedarsi davvero non poteva esserci e un “grazie” mi sembra il minimo che si possa dire ad una delle più grandi rock band di sempre.





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