Sum 41
Underclass Hero

2007, Island Records
Punk Rock

Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 13/02/13

And now I've been gone for so long
I can't remember who was wrong
All innocence is long gone
I pledge allegiance to a world of disbelief


IT'S TOO LATE TO SAVE ME

Il radicale cambiamento ideologico-stilistico che attorno al 2005 le major discografiche imposero alle band sotto il loro controllo influì significativamente sul valore effettivo delle opere sfornate dagli artisti del folto panorama punk e pop-rock: inevitabilmente, l’ondata della tendenza si abbattè contro tutte le teenage icons del momento, e come un domino fece capitolare nel discusso pozzo del commercio diversi gruppi correlati ai Sum 41 come Green Day, Blink-182, My Chemical Romance e Avril Lavigne (con la quale, all’epoca della pubblicazione del disco, il frontman Deryck Whibley viveva un legame ben più che esclusivamente musicale).

DIVIDED WE STAND, TOGETHER WE FALL

Strutturalmente e metodicamente ispirato ad “American Idiot”, in quanto molti brani si susseguono in maniera analoga rispetto alla celebre scaletta tematica ideata dai Green Day, “Underclass Hero” guadagna riconoscimenti e una discreta gloria nonostante sia costruito su basi che solitamente non appartengono all’emisfero punk del mondo della musica: precisione, armonia e sonorità profonda. È uno di quei dischi che, per intenderci, va ascoltato in cuffia, per apprezzare appieno le esclusive sfaccettature sonore che avvolgono l’album tramite tre sostanziali elementi acustici: gli accostamenti vocali della coppia trainante Whibley-McCaslin, che conferiscono un sound accattivante e intrigante, l’inserimento di improvvisi cali di tensione emotiva, che permettono l’inserimento di assoli e cori, e l’uso di una strumentazione sempre più varia che, accanto alle variazioni canore, infonde completezza e profondità.

THE WHITE FLAG IS DOWN, SEND IN THE CLOWNS

Se da una parte fu il mezzo vincente per raccogliere sempre più consensi, l’adattamento sonoro attuato dalla band suscitò un certo dissenso tra i fan storici. La riduzione di potenza rispetto ad album del calibro di “All Killer No Filler” è netta, ma l’innata schiettezza delle origini rinasce in brani come “The Jester”, “King Of the Contradiction” e nella provocatoria “March Of The Dogs”. La novità che più colpisce è l’inserimento nella tracklist di canzoni apparentemente sdolcinate che poi si trasformano in pregevoli pezzi d’autore, ad esempio la delicata “With Me” e la bellissima “Best Of Me”, la hit nascosta verso la conclusione della sequenza. Il riferimento alla prima persona singolare e plurale è ricorrente all’interno di ogni singola canzone, sintomo di tematiche ispirate a vicende individuali.

DON'T BELIEVE LIES TOLD FROM JEALOUS EYES

Valutare “Underclass Hero” come album senza una vera identità, o condizionato dal pop, sarebbe ingiusto. Il disco è magistralmente confezionato, accurato e dettagliato, costituito da canzoni che sorprendono sempre, e ogni pensiero maligno che potrebbe screditare le reali virtù dell’operato dei Sum 41 viene spazzato via da ogni singolo colpo di violino della leggiadra ballata acustica finale “So Long Goodbye”, un “arrivederci” da parte della band non proprio innovativo dal punto di vista stilistico, ma sicuramente un bel messaggio di pace che si propaga attraverso sensibilità e sentimento.  



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