Biffy Clyro
Opposites

2013, 14th Floor/Warner
Alternative Rock

Momenti atmosferici e impennate post-grunge: la formula vincente del trio alternative rock scozzese
Recensione di Chiara Frizza - Pubblicata in data: 11/02/13

Inizialmente, dovevano essere due album ben distinti, dieci tracce ciascuno. In seguito, gli scozzesi Biffy Clyro hanno deciso di riunire i due lavori in un unico disco, intitolato “Opposites” e composto rispettivamente da “The Sand At The Core Of Our Bones” e “The Land At The End Of Our Toes”. Le registrazioni hanno impegnato la band per buona parte del 2012 e dal mese di maggio per i fan è stato possibile seguire il processo di produzione attraverso una webcam collegata ad uno streaming sul sito ufficiale della band. La release, avvenuta il 29 gennaio scorso per 14th Floor (Warner Bros), è stata anticipata dal singolo “Stingin’ Belle” e dal video di “Black Chandelier”, rilasciato a dicembre 2012. Forti del successo ottenuto dal predecessore “Only Revolutions”, che ha garantito loro il successo internazionale, i Biffy Clyro hanno puntato a fare le cose in grande, portando avanti la collaborazione con il produttore (Garth Richardson) che si era già occupato delle precedenti release. Per la serie “squadra che vince, non si cambia”: e la mossa si rivela azzeccata, perché il risultato è un album interessante, curato e praticamente senza sbavature.

E’ un fluire continuo e omogeneo di riff heavy e armonie più soft a supporto della voce calda di Simon Neil, dall’ottima e non a caso scelta come singolo promozionale “Black Chandelier” alla splendida “The Fog”, in cui la voce si fa quasi un sussurro su atmosfere prima rarefatte e poi quasi ossessive nel crescendo finale. Sono passati un po’ di anni dai tempi degli esordi ma il grunge e il punk che avevano caratterizzato le sperimentazioni adolescenziali della band non sono stati del tutto abbandonati. Il sound di allora riemerge in diversi punti dell’album, quasi come un déjà-vu (“Little Hospitals”); solo quasi, perché non si tratta di imitazione, ma di un modus operandi che ha più le caratteristiche di uno sguardo al passato da parte di chi il periodo d’oro del grunge l’ha vissuto in prima persona. La carica rock e le chitarre pesanti di “Stingin’ Belle” (particolare il crescendo finale del brano, che vede l’uso della cornamusa) aprono il secondo disco, che continua quel flusso melodico creatosi nel primo. Tra questa seconda manciata di tracce spiccano il mid-tempo “Victory Over The Sun”, la delicata “Skylight” con il suo outro quasi industrial e “Accident Without Emergency”, con la sua melodia ben costruita e un testo interessante, che esprime l’amarezza di quelle relazioni amorose che nessuna delle due parti sa bene perché, ma non funzionano come dovrebbero (“If this is an accident, then where it’s the hurt?”). E’ anche nei testi il punto forte della proposta dei Biffy Clyro: strofe composte con semplicità eppure efficaci, che vanno dritte al punto, capaci di trattare temi non particolarmente originali senza correre il rischio di cadere nella banalità.

Dopo una buona parte del full-length tra brani melodici e poco aggressivi, la chiusura di questo lavoro tocca alla radio-friendly “Picture A Knife Fight”, dal ritmo orecchiabile e accattivante al punto che quasi sembra di ascoltare un’altra band, non fosse per le parti di chitarra e le battute cadenzate della batteria a sottolineare il “We’ve got to stick together” ripetuto più e più volte nel finale. Un’ottima conclusione per un ottimo lavoro: venti tracce, seppur distribuite su un doppio album, non sono poche, eppure queste non sembrano nemmeno abbastanza...



Speciale
Trivium (Corey Beaulieu)

Speciale
Hardcore Superstar: "The Party Ain't Over 'Till We Say So"

Recensione
Robert Plant - Carry Fire

Speciale
PREMIERE: guarda "Shine", nuovo video dei SIMO

Intervista
Albert Lee: Albert Lee

Intervista
Enslaved: Ivar Bj°rnson