Sea Wolf
Old World Romance

2012, Dangerbird Records
Indie

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 12/02/13

Dietro il moniker Sea Wolf si cela la figura del solo Alex Brown Church, già leader della band indie-rock Irving e da una decina d’anni imbarcatosi in una carriera cantautoriale che lo vede giungere, nel 2012, alla pubblicazione del terzo lavoro in studio. "Old World Romance" trae ispirazione dal ritorno di Church nella natia California, per diventare presto una confessione di anni di vita passati alla ricerca di qualcosa dai contorni mai chiari, di amori terminati e di riconciliazioni con vecchi amici, il tutto dal punto di vista di chi ha ormai superato la sua più verde gioventù e comincia a tirare le somme del suo vissuto.

La natura così intima delle tematiche si riflette pesantemente nel songwriting, con una netta inversione di rotta rispetto al precedente lavoro, che era frutto di una serie di collaborazioni in studio con svariati musicisti: in "Old World Romance" composizione ed esecuzione diventano appannaggio del solo Church. I toni diventano quanto mai pacati, gli arrangiamenti minimali: i pezzi si fondano tutti su basi essenziali di chitarra acustica, assumendo i riconoscibilissimi connotati dell’indie casalingo. Una svolta decisamente lo-fi, quindi, messa immediatamente in chiaro dai semplici arpeggi e dallo scarno accompagnamento di drum machine su cui è costruita l’introduttiva “Old Friend”. Nella sua semplicità il brano colpisce nel segno, con la sua fluida progressione verso un refrain davvero piacevole, con i suoi arricchimenti di chitarre elettriche appena accennate e tastiere delicate e distanti.

Purtroppo, un’opener così ben fatta crea inevitabilmente nell’ascoltatore notevoli aspettative, che il disco disattende in modo rovinoso. Segue infatti una sequela di tracce che non raggiungono neanche lontanamente la canticchiabile freschezza dell’apripista, incartate come sono in un incolore anonimato: di certo non aiuta la voce di Church, che non si distingue affatto per essere particolarmente versatile o per avere un timbro originale. Nei casi peggiori, come nelle pessime “In Nothing” o “Kasper”, l’inaudita scipitezza dei ritornelli, ripetuti più e più volte con un gusto che ha del sadico, rende l’ascolto delle canzoni nella loro interezza un’impresa estenuante. E stiamo parlando di pezzi che superano di poco i tre minuti.

Qualche altro brano, a dire il vero, riesce a spiccare leggermente sulla piattezza generale, pur non facendo gridare al miracolo: la discreta “Priscilla”, una malinconica ma dolce dedica a una fiamma del passato, o l’ancora migliore “Whirlpool”, sorretta da un’atmosfera di synth evocativa e sognante. Non c’è molto altro, in realtà. Sicuramente non abbastanza da far raggiungere una piena sufficienza a un disco dalla qualità complessiva molto bassa, che annoia presto e si dimentica in fretta.



01. Old Friend
02. In Nothing
03. Priscilla
04. Kasper
05. Blue Stockings
06. Saint Catherine St.
07. Changing Seasons
08. Dear Fellow Traveller
09. Miracle Cure
10. Whirlpool

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