Vanity
Occult You

2013, Church Independent
Gothic

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 21/01/13

Occhi sgranati, sguardo penetrante. Un volto trasfigurato dal nero, colore che prende vita sulla pelle dell'infante ed invade la copertina, come un malessere atavico e inesorabile. Un titolo, “Occult You”, che desta il ricordo di lugubri trame e scenari di film horror sepolti sotto la polvere di epoche lontane. I Vanity non potevano scegliere biglietto da visita più adatto per inscrivere il proprio esordio discografico in quella tradizione “gotica” che dagli ultimi anni '70 ad oggi ha attraversato le correnti musicali e subito le più svariate metamorfosi, fino ad abbracciare generi completamente estranei a concetti quali oscurità e decadentismo.

I Nostri, senza ragionare eccessivamente in termini di originalità e innovazione, rimangono sospesi tra una tradizione post-punk oggi più che mai “attuale” e una predilezione per il gelo interiore importata dal Nord Europa, scardinando di fatto i principi che separano categorie quali rock e metal, alternative e gothic. Definire il sound elaborato nel giro di pochi mesi da questi artisti (dei quali non ci è dato sapere i nomi, ma solo le iniziali e la provenienza: N, il cantante, è un palestinese trapiantato in Italia; F, bassista, viene dalla svizzera; F e T, rispettivamente chitarra e basso, sono toscani) è un'operazione fin troppo ardua. Un po' come se Paradise Lost e Katatonia, per mezzo di un rituale arcano, avessero fatto resuscitare i Bauhaus dei tempi che furono dopo essersi ubriacati di assenzio con i dischi di Nine Inch Nails e A Perfect Circle in sottofondo. Dalla natura multietnica della band e dalla sua pregevole commistione di generi ed ispirazioni scaturisce un magma di note nere che ribolle con ferocia nella ore notturne e non lascia vie di fuga, tra ciniche cantilene (Jonas Renkse meets Andrew Eldritch?), distorsioni di basso appartenute - molto prima che ai Vanity - ai mostri sacri del post-punk e ai fautori del suo revival contemporaneo (White Lies, Editors, Interpol) ed un'elettronica velata che tinge di riflessi violacei i pochi, pochissimi spiragli di luce che i dieci brani in scaletta lasciano intravedere.

Sebbene lontani dall'essere acclamati come una delle novità più interessanti di un filone musicale apparentemente intramontabile, con “Occult You” i Vanity dimostrano di aver trovato la chiave di lettura grazie alla quale, con le giuste intuizioni, potranno trasformare in musica una materia concettuale ancor più matura e densa di significati. Perché l'oscurità, si sa, esercita sugli esseri umani un fascino conturbante, ma basta una nuova alba per sbiadirne i contorni, e far sì che la notte più desolata e profonda diventi un ricordo come tanti altri.





01. Sleeping Tears
02. Under Black Ice
03. Ghosts
04. Ruins
05. Pagan Hearts
06. Sun
07. Time's New Romance
08. Limbo
09. Occult You
10. The Wanderer

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