Holy Grail
Ride The Void

2013, Nuclear Blast
Heavy Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 17/01/13

Direttamente da Los Angeles giungono gli Holy Grail, band a stelle e strisce che fa dell’heavy metal classico ed impreziosito da inserti moderni la propria proposta musicale. Non nuovi del settore, gli statunitensi hanno esordito nel 2010 con il disco “Crisis In Utopia”, che ha permesso loro di essere nominati da Metal Hammer UK come la “miglior band rivelazione” ai Golden Gods Awards, ha spalancato le porte dei più importanti festival estivi (Wacken Open Air e Download Festival, giusto per citarne due) e ha fatto sì che una crescente ed inesorabile attenzione si sviluppasse attorno alla formazione. Il quintetto decide quindi di non perdere tempo e di buttarsi capofitto nella produzione del successivo disco, il qui presente “Ride The Void”, prodotto niente di meno che da Matt Hyde (Slayer, Children Of Bodom).

“Ride The Void” può essere descritto essenzialmente in poche semplici parole: potente, tecnico, classico e genuino. I tredici brani che compongono il disco sono una notevole dichiarazione d’amore verso l’heavy metal più classico e canonico che ci sia, ovviamente rivisto e rivisitato in chiave moderna, con con un surplus di numerosi e mai banali assoli (punti chiave e di forza del disco). Partendo dall’opener “Bestial Triumphans”, passando per “Dark Passenger”, per giungere all’omonima title-track, in queste tracce è racchiuso tutto il sapere, la bontà e la maestria degli Holy Grail. La band, capitanata dal cantante James Paul Luna, non si nasconde dietro futili e sciocchi paraventi, sfodera invece gli artigli proponendo una musica old style ma al contempo fresca e briosa, che non si limita solo a scimmiottare ma propone interessanti soluzioni che offrono quindi una piacevole variazione sul tema. Un calo fisico lo si ravvede in chiusura di album, dove un’eccessiva ostinazione della band condanna alcuni brani ad essere più boriosi ed arrancanti degli altri, mentre da applausi a scena aperta è il finale con “Rains Of Sorrow” che, vuoi per le tematiche trattate (la battaglia di un familiare della band contro il cancro), vuoi per il particolare mood del brano, mette la parola fine al disco in maniera del tutto inaspettata ma convincente.

Gli Holy Grail ci propongono una musica che viene diretta dal cuore, che non guarda in faccia a niente e nessuno e che rispecchia esattamente le loro volontà senza dover per forza di cose scendere a compromessi con gli inutili frizzi e lazzi moderni. Se siete attirati dalla musica di un'era dimenticata, o se ne siete sempre rimasti attaccati, “Ride The Void” è il disco che fa per voi.




01. Archeus
02. Bestial Triumphans
03. Dark Passenger
04. Bleeding Stone
05. Ride The Void
06. Too Decayed To Wait
07. Crosswinds
08. Take It To The Grave
09. Sleep Of Virtue
10. Silence The Scream
11. The Great Artifice
12. Wake Me When It's Over
13. Rains Of Sorrow

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