Tystnaden
Anima

2012, Valery Records
Gothic

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 20/11/12

Li avevamo scoperti nel 2006, con lo scoppiettante debut “Sham Of Perfection”, al quale riconosciamo il merito di aver saputo sfumare il tipico Gothemburg-sound tanto caro ai Dark Tranquillity in un gothic metal ad alto potenziale radiofonico, come pochi altri prima di loro erano riusciti a fare (qualcuno ricorda i tedeschi Deadlock?). Li avevamo lasciati nel 2008, con un album, “In Our Eye”, penalizzato da una distribuzione fatiscente e da un songwriting leggermente fuori fuoco, forse dovuto a vari cambi di line-up e problemi intestini. Li ritroviamo con grandissimo piacere nel 2012, freschi di contratto con la nostrana Valery Records e pronti a risvegliarci dal torpore con un full-length fresco di stampa intitolato “Anima”.

I friulani Tystnaden ritrovano la fiamma dell'ispirazione e compongono un lotto di dodici brani moderni e lontani dalle tentazioni “progressive” di qualche tempo fa. Capaci di mostrare i muscoli in un brano dalle tipiche venature nu metal (il singolo apripista “Struggling At The Mirror” - provate a resistere al suo ritornello killer), i Nostri non rinunciano ad una sana dose di atmosfera, anche se i pochi elementi che potrebbero ricondurre la loro proposta al gothic metal sono la versatile voce di Laura De Luca, suadente o aggressiva a seconda del caso, e le fantasiose peripezie di Giancarlo Guarrera dietro al sintetizzatore. “Anima” ci catapulta, piuttosto, in un microcosmo alternative dove i trend musicali degli ultimi anni convivono in un'armonia quasi perfetta, pur rimanendo confinati in un background metal che, considerate le potenzialità della band (“Mindrama” toglie letteralmente il fiato!), potrebbe tranquillamente essere limato in favore di arrangiamenti più coraggiosi e competitivi, come dimostrato dalla bellissima “Egonist”, il brano che i connazionali Lacuna Coil avrebbero pagato oro pur di poterlo includere in uno dei loro dischi più recenti.

Qualche ingenuità francamente evitabile (le solite orchestrazioni accompagnate da cori di vario genere non sarebbe meglio lasciarle a tutte quelle band che non si sono ancora accorte di essere nel 2012 anziché nel 2000?) non sminuisce la qualità di una proposta in (apparente) evoluzione e la natura di una band che speriamo possa trovare la propria strada in un genere musicale che, come ben sappiamo, non fa più sconti a nessuno.





01. Lust
02. Struggling At The Mirror
03. Egonist
04. Days And Lies
05. Against Windmills
06. Father Mother
07. Mindrama
08. War
09. The Life Before
10. Innerenemy
11. The Journey

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