Aerosmith
Music From Another Dimension

2012, Columbia
Hard Rock

In chiaroscuro il gran ritorno della band americana
Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 06/11/12

Undici anni. Non è il seguito di “Undici Minuti” di Paulo Coelho, ma il tempo trascorso dall’ultimo album di inediti degli Aerosmith (“Just Push Play”, 2001). La raccolta di cover del 2004, “Honkin’ On Bobo”, è stato uno spuntino che ha placato parzialmente la fame dei fan che hanno dovuto attendere ancora molto l’uscita di un nuovo disco dei loro beniamini. Ed il momento arriva oggi con la pubblicazione di “Music From Another Dimension”, l’album numero quindici della storica formazione di Boston.

Dopo tanto silenzio gli Aerosmith hanno parecchio da dire; sono infatti ben quindici i brani che compongono la tracklist del lungo CD, presentato dal gruppo americano come un ritorno alle origini rock blues degli anni ’70. L’inizio di “Music From Another Dimension” può forse trarre in inganno perché sembra effettivamente di fare un salto indietro nel tempo con il rock impolverato di “Oh Yeah” o il blues ritmato di “Out Go The Lights”. Troviamo anche la sperimentale “Beautiful”, in cui fra le voci coriste si distingue quella di Mia Tyler, figlia di Steven, e le cui strofe sono contaminate dal rap che fa tornare in mente la fortunata versione di “Walk This Way” cantata assieme ai Run-D.M.C. nel 1986. Ma nella prima parte del CD è “Street Jesus” la canzone che convince più di ogni altra grazie al suo rock n’ roll veloce e cadenzato che risulta essere estremamente coinvolgente.

Le parole che promettevano un ritorno al passato sfumano però man mano che ci si inoltra nella seconda parte del disco e a causa della grande quantità di lenti presenti: gli Aerosmith ormai ci hanno abituato ad una massiccia dose di ballad, se però queste rappresentano poco meno del 50% del platter e la qualità non è così elevata per buona parte di esse, allora la noia rischia di prendere il sopravvento. A tal proposto si fanno apprezzare veramente solo “What Could Have Been Love” e “Another Last Goodbye”, mentre le altre rimangono un po’ nell’anonimato, compreso il duetto con Carrie Underwood di “Can't Stop Lovin' You”. Anche le buone sensazioni di inizio album si affievoliscono a causa di brani che non incidono e non riescono più a graffiare: emblematica è ad esempio “Freedom Fighter”, da ricordare per il fatto di essere cantata da Joe Perry con la voce della star del cinema Johnny Depp che spicca tra i coristi, più che per la sua bontà.

Luci e ombre avvolgono “Music From Another Dimension” e l’atteso ritorno degli Aerosmith. Da un lato abbiamo un gran lavoro per quanto riguarda il sound dell’album, ricco, pulito e “gonfiato” dall’operato della sezione fiati. Dall’altro notiamo che, dopo una partenza promettente, un crampo creativo colpisce Steven Tyler e compagni, tanto da portare alla lenta ma inesorabile svalutazione complessiva del disco. Se non altro troviamo una band in salute nonostante le mille disavventure di Tyler e gli oltre quarant’anni di carriera alle spalle, ma ciò non basta per cancellare la convinzione che si potesse fare di meglio.




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