Liv Kristine
Libertine

2012, Napalm Records
Pop Rock

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 12/09/12

I fan della premiata ditta Espenæs-Krull non possono certo dire di non essere stati viziati dai propri beniamini: non è un caso se, a cadenza più o meno regolare, l'astuta Napalm Records dà alle stampe un disco degli Atrocity, dei Leaves' Eyes o di Liv Kristine solista, quasi come se tenesse a ricordarci che l'ispirazione di questi artisti non conosce il significato della parola “vacanza”. Per mantenere la macchina in moto in questo 2012 ricchissimo di uscite, l'allegra famigliola ha quindi scelto di dare un seguito al fortunato “Skintight” del 2010, che vedeva la bionda vocalist di origine norvegese alle prese con un pop rock arioso e raffinato, dopo il colossale flop di un iper-prodotto “Enter My Religion”.

Libertine”, quarto capitolo discografico di una carriera mai presa troppo seriamente dalla vocalist stessa (l'attività live della quale sembra concentrarsi quasi esclusivamente sui più noti Leaves' Eyes, a scapito di questo progetto comunque interessante), non si discosta minimamente dalle sonorità abbracciate dal suo predecessore. La tipica voce zuccherosa di Liv Kristine, come da tradizione, si muove con innata leggiadria ed eleganza tra undici episodi radiofonici e immediati, tra i quali spiccano la classica ballad intimista (“Silence”), la più malinconica e ritmata “Panic” e una più che gradevole rivisitazione di un classico di Kate Bush (“The Man With The Child In His Eyes”).

Peccato che non tutte le ciambelle escano col buco e che, in quest'occasione come mai prima d'ora, l'allegra famigliola - ebbene sì, i musicisti coinvolti nella realizzazione di “Libertine” provengono direttamente dai ranghi delle band citate in apertura - si sia dimenticata di comporre un lotto di brani in grado di andare oltre la fatidica prova del primo disimpegnato ascolto, spesso e volentieri sfociando nella banalità e nel qualunquismo. Non solo: “Libertine” incespica tra brani semplicemente brutti (“Vanilla Skin Delight”, in duetto con Tobias Regner), frivolezze abbastanza svenevoli e fuori luogo (“Paris Paris”) e tentazioni rock/metal prodotte un po' troppo frettolosamente per risultare credibili (“Libertine”).

A nostro avviso non dovrebbe essere necessario incidere su disco tutto ciò che la mente di un artista è in grado di concepire, ma al Mastersound Studio di Alexander Krull non sembrano essere della stessa idea. Purtroppo non abbiamo a che fare con dei Re Mida del pentagramma e, in casi come questo, il prezzo da pagare è una credibilità artistica che comincia a diventare evanescente e ciò che ci ritroviamo per le mani è un album che non raccoglierà grandi consensi al di fuori di una cerchia ristretta di fan affezionati.



01. Interlude
02. Solve Me
03. Silence
04. Vanilla Skin Delight (feat. Tobias Regner)
05. Panic
06. Paris Paris
07. Wait For Rain
08. Love Crime
09. Libertine
10. Meet Me in the Red Sky
11. The Man With The Child In His Eyes (Kate Bush Cover)

Intervista
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