Ensiferum
Unsung Heroes

2012, Spinefarm Records
Folk Metal

Recensione di Fabio Petrella - Pubblicata in data: 31/08/12

Il sangue è il prezzo della gloria. Più o meno recita così, se tradotto, il titolo di una vecchia canzone degli Ensiferum. Dall’esordio, i finnici ne hanno affrontate tante di battaglie: molte le hanno vinte, e qualcuna anche persa. Ma tirando le somme, non si ricorda un album scadente dei finlandesi. Certo, l’addio di Jari Mäenpää è pesato parecchio sulle spalle dei portatori di spada (ensiferum, dal latino) che con l’arrivo di Petri Lindroos hanno sì acquisito maturità (probabilmente dettata più dal tempo - sempre galantuomo - che dallo sbarco del nuovo frontman), ma si sono lasciati alle spalle una componente sfrontata e battagliera che è scemata album dopo album, da "Victory Songs" in poi. Come già detto, la legione nordica non ha mai dato segnali di resa e il livello qualitativo si è mantenuto sempre bene o male sullo stesso piano, anche se sul lato compositivo si è preferito virare verso una maggiore ariosità a discapito dell'aggressività. Piano piano gli Ensiferum hanno smontato la propria inossidabile corazza e si sono infilati un giustacuore ricamato, più adatto a cortigiani di palazzo che a guerrieri spietati. Se già in "From Afar" - che comunque registrava ancora una buona componente incisiva - si leggeva un ammorbidimento generale dei toni, con “Unsung Heroes” la vecchia prepotenza musicale si decompone fino a diventare terriccio per concimare il mercato e i cuori più sensibili.

“Unsung Heroes”, dal primo ascolto, fa scendere il latte alle ginocchia. Dov’è finita la tensione combattiva, la velocità di esecuzione e la forza travolgente che hanno fatto del debutto e di “Iron” album amatissimi dal pubblico e capisaldi del genere pagan/folk che proprio all’epoca passava dall’infanzia alla pubertà? Delle dieci tracce che compongono la nuova opera degli scandinavi sono giusto un paio quelle che vanno menzionate; su tutte la romantica “Burning Leaves”, che interpreta al meglio la svolta stilistica degli Ensiferum e la esalta facendo partecipe l’ascoltatore: un brano vibrante ed emotivo che completa i contorni del cerchio iniziato a tracciarsi con tratto marcato undici anni fa. Per il resto, si salvano la canonica “In My Sword We Trust” e la delicata “Celestial Bond”. Tragedia sfiorata con la conclusiva “Passion Proof Power”, che della vanità e della autocelebrazione fa troppo sostegno.

Gli Ensiferum con “Unsung Heroes” disegnano un quadro senza tela e nella marcia inarrestabile della carriera perdono il comando del reggimento e scivolano nel mezzo di un plotone, dove i soldati non hanno i lineamenti del volto e le uniformi si confondono con il colore della terra e della solitudine.



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