Blaze Bayley
The King Of Metal

2012, Blaze Bayley Recording
Heavy Metal

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 22/07/12

Blaze Bayley non è certo l’emblema della fortuna in campo musicale: voce profonda e molto caratteristica, ha l’occasione della vita quando Steve Harris lo chiama per sostituire Dickinson negli Iron Maiden, registra un album oscuro ed interessante (“The X Factor”), ma è costretto in sede live a sforzarsi in maniera immane per reggere il confronto col suo predecessore durante l’esecuzione dei classici della Vergine di Ferro, con risultati non sempre soddisfacenti. Conclusasi l’esperienza Maiden con un album trascurabile come “Virtual XI”, il Nostro non si è scoraggiato, e da oltre una decade oramai ha intrapreso una carriera solista la cui rivalutazione artistica non ha tuttavia trovato egual riscontro nel seguito di pubblico e di interessamento nell’industria discografica. In tutto ciò il lutto familiare che ha dovuto subire negli ultimi anni non ha di certo aiutato la situazione dell’artista, ma bisogna riconoscergli il merito di non aver mai mollato completamente.


A due anni di distanza dal buono ed oscuro “Promise And Terror”, Blaze torna in sala d’incisione assieme ad un ensemble per 3/4 italiano e sforna questo “The King Of Metal”, disco che tuttavia non è così semplice come apparentemente potrebbe sembrare. È doverosa, difatti, un’analisi su due livelli ben distinti, ovvero livello puramente tecnico e livello essenzialmente testuale. Sotto il primo aspetto, siamo dinanzi ad un lavoro dalla produzione essenziale, decisamente più asciutta rispetto i lavori precedenti, ma non per questo meno capace di trasmettere l’energia dei roboanti arrangiamenti, quest’ultimi decisamente buoni in occasioni come “Dime” (brano dedicato all’indimenticabile Dimebagg Darrell, chitarrista dei Damage Plan e Pantera ucciso nel 2004 da un folle), la ruggente “Fate” e l’ottima “Judge Me”, in altri casi un po’ meno (l’opener “The Kink Of Metal” è roboante ma ha una strofa troppo opprimente, “Fighter” è senza infamia e senza lode). Nell’album troviamo anche due sorprendenti canzoni acustiche: “One More Step” è una struggente piano-voce che riesce a creare un’atmosfera intima e fragile, e la conclusiva “Beginning”, dove un Blaze affranto (e di tanto in tanto fuori tono, purtroppo) posa le parole sulle note d’una chitarra melanconica acustica. Il risultato globale è piuttosto oscuro, purtroppo con punti un po’ banali che minano la compattezza del lavoro.


Dove non si trovano punti deboli è invece nelle liriche di Bayley, più personali ed introspettive che mai: si scopre quindi che “The King Of Metal” non è una presuntuosa autocelebrazione, ma anzi uno sfogo tagliente contro le case discografiche che l’hanno abbandonato non appena hanno potuto. Soprattutto, è un sentito ringraziamento ai suoi fan che l’hanno sempre sostenuto e sempre rispettato. Si potrebbe quasi parlare di concept album, il cui fulcro è essenzialmente l’uomo Blaze Bayley: un uomo provato, sopraffatto dagli eventi ma che cerca forza e (flebile) speranza nella musica. Che sia una rabbiosa “Figther” od una commovente “One More Step”, è un continuo auto incoraggiarsi, un continuo sfogo emotivo verso il quale non si può provare che ammirazione, a prescindere se il disco piaccia o meno.


In passato il cantante inglese ci ha regalato episodi più robusti e generalmente migliori sotto l’aspetto puramente musicale, questo è innegabile. Ma i testi sono sempre interessanti, ben strutturati. Soprattutto, trasmettono sempre una certa emozione, il che non è assolutamente poco. Nessuno è perfetto, benché meno Bayley, ma questo non significa che “The King Of Metal” non sia un lavoro con una sua dignità.





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