Stratovarius
Under Flaming Winter Skies - Live In Tampere

2012, earMUSIC
Power Metal

Gran bella festa d'addio per Jörg Michael
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 11/07/12

Generalmente ci sono due tipologie di live album: la prima è quella del live album riempitivo ed autocelebrativo, immesso sul mercato un po’ per placare l’attesa per il successivo lavoro in studio, un po’ per rimarcare lo stato di grazia della band sul palco. Poi ci sono fotografie sonore di eventi particolari, che prescindono dal mero sfoggio di tecnica o teatralità e che sono occasione per ringraziare in maniera davvero sentita i fan od una persona per tutto ciò che ha fatto nel corso degli anni. Questa appena fatta è una distinzione, benché un po’ grossolana, molto importante, dato che permette di inquadrare meglio la situazione e di cogliere più facilmente lo spirito che hanno spinto gli Stratovarius a dare alle stampe “Under Flaming Winter Skies – Live In Tampere”.


Il live album in questione ha uno scopo ben preciso: celebrare ed accomiatare Jörg Michael, il teutonico batterista che per oltre tre lustri ha dettato i tempi per i suoi compagni e che negli ultimi due anni ha combattuto una (vittoriosa) lotta contro un tumore. I recenti eventi ed i ritmi piuttosto sostenuti dell’ultimo tour hanno convinto Jörg ad abbandonare la band e dedicare più tempo alla sua persona. La decisione, seppur sofferta, ha visto tutti i componenti della band dispiaciuti ma concordi, e l’ultimo concerto con l’amico tedesco si è trasformato in un festeggiamento senza discorsi spacca cuore, ma con momenti di puro power metal ben suonato e simpatici siparietti (particolarmente ilare il momento in cui Jörg Michael si rivolge al pubblico: “Sapete che questa sera stiamo registrando un DVD, e voi ragazzi siete i protagonisti. Tutti quanti capite cosa stiamo facendo qui, dato che Timo ha parlato in finlandese per tutto il tempo. È ora di far capire al mondo che tutti dovrebbero imparare il finlandese... non come me che in 15 anni non ho imparato nulla!”).


Lasciando da parte il background emotivo-sentimentale che muove l’esibizione, spostiamo il discorso sul livello prettamente musicale: l’esecuzione granitica ed energica tanto dei brani storici come “Father Time” e “Coming Home” quanto dei nuovi episodi come “Darkest Hours” e “Deep Unknown” rispecchia la grande intesa e l’ottimo equilibrio che gli Stratovarius hanno raggiunto in relativamente breve tempo. Matias alla chitarra elettrica si dimostra ancora una volta fondamentale per il rinnovamento del sound della band scandinava, senza per questo snaturarne il passato; Lauri Porra al basso è decisivo nel costruire ritmiche robuste, le tastiere di Jens hanno molto più spazio e molta più fantasia rispetto agli ultimi tempi con Tolkki. Particolarmente apprezzabile il lavoro di Kotipelto dietro il microfono: dopo anni di incertezze o sbavature dovute perlopiù allo sforzo esercitato per raggiungere le note più alte, ora ha un buon controllo della propria voce, la quale rimane possente e carica anche grazie alla decisione di abbassare le tonalità originali di buona parte del vecchio repertorio (“Coming Home”, “Vision” e “Hunghting High And Low” rimangono impressionanti, “Black Diamond” acquisisce una nuova dimensione, meno epica ma non per questo meno coinvolgente), anche se di tanto in tanto, ad esempio in “Paradise”, si percepisce ancora un certo sforzo nel mantenere per lungo tempo certe tonalità,  ma nulla di tragico od imbarazzante, anzi.


Da menzionare anche la presenza di due cover in scaletta: “Burn” dei Deep Purple era Coverdale ed un’inattesa “Behind Blue Eyes” dei The Who. Altrettanto inaspettatamente si deve ammettere che è proprio quest’ultima canzone ad essere meglio assimilata ed interpretata: quasi completamente destrutturata, gli Stratovarius sono riusciti nel donarle il sound tipico della band, realizzando una cover decisamente personale ed ottimamente riuscita. Stessa cosa non si può dire di “Burn”, paradossalmente fin troppo carica (Jörg e Matias paiono visibilmente divertiti, al limite dell’invasamento) e con un Kotipelto che fatica a star dietro ai suoi compagni.


Detto ciò, “Under Flaming Winter Skies – Live In Tampere” è un live onesto, genuino, divertente perché sul palco si sono divertiti ed hanno divertito. Prestazione di rilievo, carica d’energia, con suoni corposi e granitici, farà la felicità dei fan della band finnica e di chiunque ami il power metal. Ritiro dalle scene di Jörg Michael carico di dignità e di grandi soddisfazioni, il meglio che si potesse aspettare ed il meglio che potesse regalare ai fan degli Stratovarius.





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