The Murder Of My Sweet
Bye Bye Lullaby

2012, AFM Records
Rock/Symphonic Metal

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 06/07/12

L'ensemble svedese dei The Murder Of My Sweet torna a due anni di distanza dal gradevole debut “Divanity” con un nuovo full-length intitolato “Bye Bye Lullaby”. Cambia l'etichetta (la nostrana Frontiers ha ceduto il testimone alla teutonica AFM Records), ma la formula musicale rimane pressoché invariata: la formazione capitanata dall'avvenente Angelica Rylin e dal tuttofare Daniel Flores propone un rock ad alto tasso melodico, semplice ed immediato, con una componente chitarristica quasi ridotta all'osso per far spazio a tastiere, arrangiamenti orchestrali/elettronici e voci femminili. Tuttavia, laddove i brani funzionavano a dovere nel contesto di un'opera prima, l'immancabile tendenza al riciclo e alla ripetitività trasforma questo “Bye Bye Lullaby” in un disco più piatto del previsto e al di sotto delle capacità di una band che aveva saputo farsi notare per le sue grandi potenzialità mainstream.

Pare quasi che i The Murder Of My Sweet abbiano assemblato una raccolta di b-side del primo disco, tante sono le somiglianze tra le hit di “Divanity” e i brani più riusciti del nuovo lavoro. Brani che, per giunta, sono in netta minoranza rispetto ai filler e alle tracce prive di nerbo o più semplicemente noiose. Peccato, perché la componente cinematografica (o forse sarebbe meglio dire “televisiva”) di certe realtà musicali, se sottolineata a dovere da una produzione eccelsa e da un songwriting inappuntabile, non dovrebbe faticare a dare vita a vere e proprie chicche – basta ascoltare il romantico pop rock di “Meant To Last Forever”, immergersi nelle atmosfere burtoniane di “Waiting For The 27th (Booh Prologue)” o cedere alle danzabili influenze synth-pop di “Idolize” per rendersene conto. Immaginiamo che i paragoni con Evanescence, Within Temptation e compagnia neo-gotica siano quanto meno prevedibili, per cui preferiamo affermare che i Nostri hanno riletto in maniera personale un sound portato alla ribalta da altri (in particolare grazie al timbro suadente e all'approccio vagamente eighties di Angelica), fallendo nel cucire una veste accattivante per la propria creatura, fresca e intrigante alla sua “prima volta”, ma già attempata alla seconda. Perché se easy-listening dev'essere, si spera che questo sappia almeno reggere sulla lunga distanza...

Spiace parlare in questi termini di una formazione valida, ma l'effetto “buco nell'acqua” diventa piuttosto lampante una volta ascoltato “Bye Bye Lullaby” nella sua interezza (quasi una fatica, considerando che si va per i 58 minuti). Se proprio avete voglia di sonorità affini e volete evitare una delusione più o meno cocente, recuperate l'ultima prova in studio dei Delain, sicuramente l'album migliore che la scena female fronted abbia partorito nel 2012.





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