Sigur Ros
Hvarf/Heim

2007, EMI
Post Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 12/05/12

Ad una prima occhiata superficiale, questa raccolta di due EP - poi fisicamente racchiusa, nelle riedizioni odierne di EMI, in un unico disco - rilasciata in contemporanea al DVD “Heima”, potrebbe sembrare la classica opera minore per collezionisti e fan dei Sigur Rós. O, peggio ancora, la più bieca delle operazioni commerciali, fatta per tenere alta l’aspettativa del pubblico tra l’uscita del trionfale “Takk…” ed il successivo “Með Suð í Eyrum Við Spilum Endalaust”. Invece, quali meraviglie nasconde, tra i solchi di questi/o dischi/o ottici/o, “Hvarf/Heim”, tanto che, nel tempo, quella che magari negli effetti poteva essere un’opera acquistata sull’onda della smania di completezza, si potrebbe invece rivelare come un comprimario in grado di svettare anche oltre certi attori del cast principale.

Fondamentalmente, la forza di “Hvarf/Heim” sta tutta nella sua natura ibrida e perfettamente bilanciata: nella prima metà (o disco), si ritrovano tre inediti composti tra il 1999 ed il 2002, riarrangiati con la piena consapevolezza, sensibilità e padronanza dei Sigur Rós del 2007 che, con lo stesso impegno, stravolgono in positivo gli unici due brani davvero salvabili del loro esordio “Von”, e li pongono in chiusura di “Hvarf” (la title-track del debutto ed “Hafsól”). Quindi, nella seconda parte (o disco) abbiamo dei pezzi in versione acustica (sempre, tuttavia, con i preziosi archi delle Amiina) estrapolati direttamente dal tour di chiusura di “Takk…” nella natia Islanda ed oggetto delle riprese di “Heima”.

Il fatto è che gli inediti sono a dir poco splendidi (“Hljómalind” soprattutto, dove i Sigur Rós ci fanno capire che possono essere commerciali senza essere minimamente sminuenti nei propri confronti), i due riarrangiamenti dei brani degli esordi vere e proprie benedizioni del cielo (“Von”, in questa veste, è una composizione che non va affatto ascoltata in momenti di catarsi emotiva: rischiate un tracollo) e la chiusura affidata alle registrazioni estrapolate da “Heima” forniscono il continuum perfetto ad un inizio così incisivo. Ecco, banalmente e sterilmente, elencati i motivi per cui, col tempo, andrete a cercare sempre con maggiore insistenza l’ascolto di questi due EP, sempre certi di trovare in essi una forte emozione.

Se ancora non possedete questo inciso, è davvero il caso che ve lo procuriate. Tuttavia, senza la convinzione che esso possa essere un banale risvolto tra episodi di maggiore peso. O, se lo farete, nulla di grave: ci penserà la musica a farvi presto cambiare idea.




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