Dark Tranquillity
Projector

1999, Century Media
Death Metal

Recensione di Lorenzo Brignoli - Pubblicata in data: 15/04/10

Evoluzione è una parola che è sempre andata di pari passo con i Dark Tranquillity, ma con “Projector” gli svedesi fanno forse il passo in avanti più grande di tutta la loro carriera. Se il precedente “The Mind’s I” può essere visto come un naturale sviluppo di “The Gallery”, questo album va considerato, senza alcun dubbio, come quello della svolta, quello con cui il gruppo svedese si propone ancora di più come leader della scena melodic death, aprendo nuovi scenari ed orizzonti per il genere.

E’ difficile, in realtà, inquadrare in un semplice genere “Projector”, perché questo è sicuramente un album particolare, forse troppo particolare per essere etichettato con una banale definizione. I Dark Tranquillity non si vogliono adagiare sugli allori, vanno avanti per la propria strada, a costo di cambiare il sound che li ha contraddistinti e portati alla ribalta internazionale, e in questo modo danno vita ad un capolavoro che non poche persone si azzardano ad accostare al monumentale “The Gallery”, per l’importanza che ha nella discografia del gruppo svedese, oltre che per la sua oggettiva bellezza.

È un'intro di pianoforte ad aprire quest’album; una piccola novità, le tastiere, che da qui in avanti (ma soprattutto a partire dal successivo “Haven”) saranno parte integrante delle composizioni dei Dark Tranquillity; questo non significa ovviamente che le asce di Sundin, Johansson (che lasciò il gruppo poco prima della pubblicazione del disco) e Henriksson finiscano in secondo piano, anzi, sono proprio le suddette chitarre a creare alcune tra le migliori melodie presenti in questo disco. Impossibile infatti scordarsi il riff iniziale di “ThereIn”, (per la quale è stato girato anche un videoclip) ed ancor più difficile dimenticarsi dell'apertura di “The Sun Fired Blanks”, due tra le perle contenute nel disco.

Tuttavia, la vera novità di “Projector” è rappresentata dalla presenza di clean vocals, eseguite da Mikael Stanne in molti dei chorus dell’album. Dimenticatevi le voci pulite che vanno tanto di moda ora (alla Caliban/As I Lay Dying, per intenderci); se il cantante svedese è da considerarsi uno dei migliori esponenti della scena è anche per la sua assoluta capacità di far trasparire le emozioni attraverso la voce pulita, il mezzo migliore per esprimere gli splendidi testi che, come sempre, corredano un disco dei Dark Tranquillity. Indimenticabile la prova di Stanne in “FreeCard”, “ThereIn”, “Dobermann”, “UnDo Control” (in cui le clean maschili si alternano a quelle femminili della guest singer Johanna Andersson), o nella malinconica “Auctioned” (a parere di chi scrive una delle canzoni più sottovalutate di tutta la carriera degli svedesi).

 

Se a tutto questo aggiungete un’ottima prestazione anche nel growling ed un songwriting a dir poco ispirato, è pressoché matematico che ci si trovi di fronte ad un grande disco, uno dei tanti che i Dark Tranquillity ci hanno regalato. Consigliatissimo.





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