Insomnium
Winter's Gate

2016, Century Media
Melodic Death Metal

La formazione di Joensuu decide di non percorrere la via più semplice e sfodera un buon album dall'indubbia personalità.
Recensione di Roberto Di Girolamo - Pubblicata in data: 05/10/16

Dopo un disco acclamato come il precedente "Shadows Of The Dying Sun", i finlandesi Insomnium decidono di cambiare le carte in tavola e farlo come si deve: "Winter's Gate", prendendo spunto dalla ricchissima mitologia scandinava, narra la storia (ideata dal singer e bassista Niilo Sevänen) di un gruppo di vichinghi che viene a conoscenza di un'isola mitica a nordovest dell'Irlanda, decidendo così di mettersi in viaggio per raggiungerla anche se l'inverno è ormai alle porte.
 
 
Questa epica narrazione della fatalità vichinga trova forma in un album composto da un'unica traccia di ben quaranta minuti ricca di momenti in cui la musica fluttua, scorre, avanza minacciosa o si rilassa stendendosi su un monte innevato. Le diverse sezioni contenute nell'album sono legate tra loro sempre in maniera pertinente e armoniosa, a differenza di alcune band che uniscono tra loro parti diversissime con il Bostik denotando così gravi falle nel songwriting. Nonostante questo, accollarsi un grosso rischio come quello di proporre un formato in completa antitesi alla fruizione della musica nel 2016 - non a caso Spotify ha diviso la traccia in più parti - richiede una certa minuziosità al fine di mantenere sempre una certa soglia di attenzione in chi usufruisce dell'opera.
 
 
Per far sì che l'ascolto di "Winter's Gate" rimanga godibile lungo tutta la sua durata, la band originaria di Joensuu mette in campo alcune novità negli arrangiamenti, oltre alle solite melodie a corda vuota di cui francamente non si sentiva la mancanza. Ad impreziosire il materiale troviamo chitarre acustiche dal mood quasi folk e bellissimi scorci pianistici a opera di Aleksi Munter dei conterranei Swallow The Sun. Come dichiarato dalla band è vero che l'album prende in prestito qualcosa dalla scena melodeath anni '90 e, per rimarcare la sensazione di un'epoca indubbiamente meno afflitta da standardizzazione imperante, si è affidata alle mani del sapiente e navigato produttore Dan Swanö per le fasi di missaggio e mastering, proponendo così un lavoro potente che pur assicurando l'adeguatezza dei suoni garantisce una certa naturalezza nel sound.
 
 
Senza assurgere allo status di un capolavoro, il nuovo disco degli Insomnium rimane una prova coraggiosa, ben pensata ed eseguita e permeata da un certo alone di novità che lascia ben sperare per le prossime prove in studio.




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