Voivod
Post Society

2016, Century Media Records
Thrash Metal

Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 14/12/16


Corpo di mille supernove! Sto curiosando tra le ultime uscite e all'improvviso un buco nero di antimateria chtulhiana proveniente da un altra galassia mi divora con le sue diecimila bocche urlanti... sono finito in un episodio di "Stranger Things"? Più o meno... mi sono in realtà imbattuto nell'EP - unico a quanto mi risulta - dei supermegatronici Voïvod, formazione franco-canadese in attività da circa un trentennio. A chi fosse atterrato sul pianeta Metal solo da pochi istanti-luce, ricordo che i Voïvod sono considerati tra i pilastri del genere, anche se meno noti e più squilibrati di altri. Attiva dai primi anni '80 come Speed Thrash band, ha subìto negli anni diverse mutazioni extraterrestri - dal Prog Trash (album come: "Killing Technology", "Dimension Hatröss", lo strepitoso "Nothingface") allo Space Prog Rock stile Rush in versione trio ("The Outer Limits", "Angel Rat"), per poi cambiare line-up (escono lo storico bassista Jean Ives Theriault "Blacky" e il cantante Denis Belanger "Snake") virando di nuovo brutalmente verso il thrash, a metà anni '90 ("Negatron", Phobos"). Un brutto incidente d'auto durante il tour di "Phobos" coinvolge il nuovo cantante e la band - tra le più sfortunate del mondo - si ferma per un poco. A sorpresa, Jason Newsted lascia i Metallica ed entra come nuovo bassista nei Voïvod: forte della visibilità datagli da Newsted, la band cambia ancora pelle e sforna alcuni discreti album Garage Metal nei primi Duemila, anche se in sordina, e mai ai livelli del secolo precedente. Nel giugno del 2009, la band pubblica l'apparentemente conclusivo "Infini", ultimo lavoro con Newsted e, soprattutto, canto del cigno del chitarrista Denis D'Amour "Piggy", colpito da tumore nel 2004 e deceduto poco dopo... fine della storia?
 

Nemmeno per nulla. Come la fenice dalle proprie ceneri, anche i Voïvod risorgono nuovi, incazzati, spaziali e sempre più alieni, alienati e pessimisti sui destini del nostro pianeta, con l'ottimo "Target Earth" del 2013 che - accantonate le derive garage - rispolvera le loro doti migliori a un pubblico di giovani che per lo più non li conosce. Dato il rinnovato entusiasmo per la scena thrash, con tanti grandi ritorni, l'album non poteva capitare in un momento più propizio. Il recente EP "Post Society", pubblicato nel febbraio di quest'anno, prolunga idealmente e approfondisce Voïvod versione 6.0: esce definitivamente, dopo un breve ritorno, il bassista originale Blacky, sostitutito da Dominique Laroche "Rocky", e il nuovo chitarrista Daniel Mongrain "Chewy" conferma il suo talento, dimostrando di essersi fuso perfettamente con l'attitudine della band; su di lui grava l'onere di raccogliere l'eredità di Piggy e del suo particolarissimo stile. I risultati sono esaltanti, ed oltre ogni sensata aspettativa.

 

Personalmente, non ho mai amato la svolta garage e gli album del periodo Newsted; è quindi con grande gioia e trepidazione che annuncio un ritorno in grande stile: quello di una band fondamentale, che evidentemente ha ancora molto, molto da dire. Risaltano, come sempre, l'ottimo l'artwork di Away (Michael Langevin) e l'attenzione per i testi, mai banali: un vero e proprio grido d'aiuto dell'umanità che si auto-estingue ogni giorno di più. Certo, si tratta solo di un EP, ma da indiscrezioni pare imminente l'uscita del nuovo album. Inoltre, due pezzi sono già stati pubblicati precedentemente ("We Are Connencted" e "Forever Mountain", rispettivamente nello split con gli At The Gates, e in quello con i Napalm Death), ma sapendo di musica così valida relegata in pubblicazioni minori, veniva voglia di farsi una gelida doccia di neutrini. La title-track mantiene tutte le promesse che fa, e catapulta l'ascoltatore su un territorio contemporaneamente innovativo e in linea con la tradizione, trait d'union tra la violenza dei primi album e la sperimentazione degli ultimi, con qualcosa di frizzante e fresco, che è la cifra di tutto l'EP. Chiude il lavoro la pregevole "Silver Machine", cover degli Hawkwind, altra storica band a cui tutti i metallari del Multiverso devono qualcosa. Dunque: giù il cappello all'ottimo lavoro di Away, Chewy e della band, davvero in stato di grazia. Unico lato negativo, che un po' ci perplide: dove hai lasciato la voce, Snake? Già non ne avevi troppa da giovane. Adesso, che sei stagionatello e la furia cede il passo a una meditata ferocia, non converrebbero due esercizietti per tenerla in forma? Fonti autorevoli non mi hanno riferito delizie della tua performance live di un mese fa a Milano, ed è un vero peccato, a confronto col resto della band. Dai ragazzi: non mollate, continuate a farci volare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Lunga vita e prosperità, e che la Forza sia con voi.





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