Weezer
Van Weezer

2021, Crush Music/Atlantic Records
Hard Rock

I Weezer tornano con un album divertente e spensierato, in cui influenze e citazioni metal si alternano allo stile inconfondibile della band.
Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 13/07/21

Articolo a cura di Catia Manuela Grasso

 

Tornano i Weezer. E tornano con una gran voglia di farsi sentire. Il loro nuovo album "Van Weezer" la dice lunga già a partire dal titolo dal titolo - chiaro omaggio ai Van Halen - e dall'immaginario collettivo solleticato oltre modo dall'artwork, da cui esplode una tempesta rosa e viola di fulmini e saette che riempiono l’orizzonte buio. Fin qui tutto molto metal, ma diciamola tutta, è pur sempre dei Weezer che stiamo parlando. Più che di metal vero e proprio, ci troviamo davanti ad un’interpretazione spensierata del genere, che parte dalla cifra stilistica della band, sempre colma dell'ironia attraverso cui filtrano ogni sperimentazione che intraprendono.

 

Così fin dal primo assaggio, il sapore di "Van Weezer" è quello di un sound succulento che, più che altro, ammicca al metal degli anni ottanta, servendo portate appetitose di chitarre distorte e assoli conturbanti. Il piatto forte dei quattro di Los Angeles resta però sempre e comunque quell’interpretazione divertita di ogni pezzo con l’immancabile accattivante linea melodica. Esplodono quindi ventate di fanciullesca esuberanza, capace di conquistare l’ascoltatore con l’andirivieni dei cori che intensificano le strofe dei ritornelli.

 

Il primo pezzo "Hero" è un’iniezione di energia che tributa un messaggio di gratitudine ai veri eroi della pandemia. Vengono però, subito dopo, offerte generose porzioni di atmosfere da campus in pezzi come "All The Good Ones", "Sheila Can Do It" e "I Need Some Of That", raccontante con la solita piacevole leggerezza imbevuta, quanto basta, di malinconia, che ci proietta in un lunapark di personaggi a cui ci si può affezionare all’istante. Non mancano poi romantici spaccati di amori e innamoramenti, come in "She Needs Me", "The End Of The Game" e "Precious Metal Girl" accompagnati da quell’attraente anticonformismo rock che fa battere il cuore come la prima cotta.

 

Sembra di sfogliare un album di sogni ad occhi aperti con le chitarre distorte accompagnate, come cavalli stregati, dalla voce accattivante di Rivers Cuomo. E se non mancano le citazioni e con le chitarre sparate a tutto spiano, tuttavia viene impresso chiaramente lo stile inconfondibile della band californiana, che sa travolgere ancora adesso come la prima volta, con uno smalto talmente intatto da far sorgere il motivato dubbio che i Weezer abbiano ingerito un’esagerata dose di elisir di lunga vita. Il risultato è un disco che di metal ha solo i riferimenti e qualche citazione colta, ma dei Weezer ha tutto il fascino di cui non si può proprio fare a meno.





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