U2
Zooropa

1993, Liberty Records
Rock

Recensione di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 09/01/14

Nell'estate del 1993 gli U2 erano ancora impegnati, per il secondo anno di seguito, nello ZooTv, tour di promozione di uno dei loro capolavori: “Achtung Baby”. “Zooropa” nasce molto velocemente ed inaspettatamente in questo periodo, tra una data e l'altra, tra un viaggio e l'altro, tra una città e l'altra. Tra il '90 e il '92 gli U2 passano molto tempo a Berlino per la composizione e la registrazione di “Achtung Baby”. Una buona parte di “Zooropa”, il suo legittimo discendente, deriva proprio da alcuni scarti recuperati da quelle sessions.


Erano gli anni della caduta del muro: ci si sentiva ancora smarriti, divisi e non c'era più la certezza di cosa fosse giusto o sbagliato. Entrambi gli album sono impregnati di quell'aria, della gente e del pensiero di quel periodo, e solo camminando per quelle strade si può davvero comprendere il senso di quelle tracce. Nel periodo della pubblicazione di “Zooropa”, i quattro di Dublino si trovavano all'apice del loro successo, ancora barcollanti dei postumi di un album che aveva sconvolto i fan, la critica e la loro direzione musicale, ma soprattutto nel pieno della fibrillazione del loro mastodontico ZooTv tour. Televisori giganti, macchine ribaltate, e alter-ego di Bono (Mr. MacPhisto, The Mirrorball Man e The Fly), popolano stadi ed arene di tutto il mondo portando un nuovo messaggio. Il mondo mediatico si stava trasformando, era l'epoca della diffusione dei reality, delle trasmissioni di immagini in tempo reale da una parte all'altra del mondo, di personaggi in TV che bombardano l'audience con messaggi frastornanti. E gli U2 parlano di tutto questo giocando sui lati più controversi, come per esempio l'adozione di più identità da parte di Bono che fa dubitare dell'unicità e sincerità dei personaggi che attraverso la TV entravano a contatto con tutti.


“Zooropa” si apre con un brano omonimo che può essere considerato il manifesto dei nuovi U2. “And I have no compass, and I have no map, and I have no reasons, no reasons to get back”, canta Bono, proprio a indicare come la band si stesse rendendo conto dei cambiamenti che stavano avvenendo sia nel mondo, sia all'interno del gruppo, che si consacra come esponente del “rock depresso” dell'epoca, come loro stessi affermano, e vestono i panni di vere rockstar abbandonando definitivamente la serietà degli album precedenti ad “Achtung Baby” che pensavano di non potersi più togliere di dosso. Tra batterie digitali e melodie psichedeliche, gli U2 ci regalano un progetto dall'enorme potenziale, diverso da qualunque cosa fatta in precedenza. Tra queste “Numb”, cantata da The Edge, una specie di rap che appunto “stordisce”, un po' come metafora dei messaggi martellanti mandati dalla TV. Spicca poi “Lemon”, in cui Bono canta nei suoi panni di Mr. MacPhisto e con un falsetto potente di una donna che veste un abito giallo limone. Si tratta di sua madre e ne parla in un misto di amore e sofferenza per l'abbandono.


Non mancano momenti semplici e toccanti come per esempio “Stay (Faraway, so Close!)”, che poi finirà nella colonna sonora del film di Wim Wenders “Così Lontano, Così Vicino”, ispirata nella composizione a Frank Sinatra, e “The First Time”. Gli altri brani scorrono con i loro testi pieni di ironia e sarcasmo, come “Daddy's Gonna Pay For Your Crashed Car”, ma anche citazioni alte, addirittura l'Antico Testamento in “The Wanderer” (il viandante). Questo brano, che chiude l'album, è cantato da Johnny Cash, una delle figure di riferimento per Bono. Il protagonista è un uomo che vaga insoddisfatto di ciò che conosce, cerca di imparare il più possibile dai libri, viaggiando, incontrando persone e ascoltando musica, ma non è mai abbastanza.


Il segreto è solo sapere amare ciò che si fa, dice Bono da qualche parte. “Zooropa” finisce così, come un ragionamento lungo 10 canzoni, il cui punto alla fine è saper convivere con l'incertezza.





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