Watain
Trident Wolf Eclipse

2018, Century Media
Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 11/01/18

Se l'uscita nel 2013 di "The Wild Hunt", opera disomogenea ed eccessivamente sperimentale, suscitò non poche perplessità circa la validità qualitativa a lungo termine della proposta dei Watain, "Trident Wolf Eclipse" rappresenta la ripresa di sonorità prossime, in quanto a intransigenza formale, a "Casus Luciferi" (2005) e "Lawless Darkness" (2013). Tuttavia la durata dell'album si contrae notevolmente rispetto al passato, concentrando in poco più di quaranta minuti un assalto all'arma bianca meno elaborato e sfibrante. Restando nel solco della tradizione del black metal svedese, tra il combustibile tossico dei Craft e le mitragliatrici dei Marduk, senza dimenticare il nume tutelare Jon Nödtveidt, la band si rende interprete di una malvagità primordiale smaccatamente satanica alla quale hanno abituato le platee sin dagli esordi: del resto solo scorrendo gli esemplificativi titoli dei brani la mente torna immediatamente ai rituali diabolici messi in atto dagli svedesi durante le performance dal vivo, con profusione di sangue e carcasse di animali ad accompagnarne la cieca e mefistofelica violenza.
 
 
Spesso additati quali neo-Metallica del culto oscuro, accusa neanche troppo sottile di mercificazione e tradimento di determinati stilemi, non si può certo negare al terzetto di aver usufruito di un rilevante battage pubblicitario in grado di trascinarli ben oltre la nicchia underground tanto cara ai puristi del terrorismo sonico: benché si sia messo troppe volte l'accento sugli aspetti truculenti e spettacolari degli scandinavi, garantendone il successo e la visibilità, risulta però altrettanto indubbio il talento di Erik Danielsson e soci nel costruire, dal punto di vista musicale, una proposta autentica e riconoscibile. Pochi gruppi in effetti sciorinano una convinzione tanto imperiosa e misantropica nell'approcciarsi alla materia e sebbene all'apparenza "Trident Wolf Eclipse" possa apparire un passo indietro raffrontandolo ai recenti tentativi di ampliamento della gamma cromatica, abbozzi non baciati invero dalla fortuna, sarebbe un errore nascondere l'efficacia e la carica istintuale della nuova release.
 
 
Al bando fascinazioni prog e ballad dal cantato pulito: l'ugola di E. rigurgita da par suo il credo abissale nelle potenze sotterranee, mentre le legnate in accelerazione del combo richiamano sovente alla memoria il thrash teutonico venato di nera fiamma di Destruction e Sodom. Si parte con l'aggressione di "Nuclear Alchemy" che colpisce brutale e impietosa, fluendo nella rapida "Sacred Damnation", invasa dai riff al catrame di Pelle Forsberg, mentre in "Teufelreich", pista relativamente cadenzata e atmosferica, la fa da padrone il drumming articolato e gelido di Håkan Jonsson. L'imponente e serrato tremolo picking di "Furor Diabolicus" anticipa la sporca e opprimente "A Throne Below", traccia dalla struttura maggiormente complessa che si pavoneggia delle lugubri soluzioni melodiche già care ai Dissection, riferimento costante dei nostri; non brilla volutamente per sottigliezza "Ultra (Pandemoniac)", il cui unico obiettivo risiede in quello di tramortire l'ascoltatore e avvolgerlo nelle risa sardoniche del finale, a differenza della coppia "Towards The Sanctuary" e "The Fire Power", corredata da eccellenti cambi di tempo e sorretta da un gusto per morbose linee euritmiche affondanti nella pegole dell'Acheronte. Chiude la fluviale "Antikrists Mirakel", pezzo strumentale al rallentatore impreziosito da un recitato mesmerico proveniente da innominabili paludi demoniache.
 
 
Ritorno alle origini dunque per l'act di Uppsala: in un'epoca dominata da manifestazioni etichettate come post-metal, generalmente indicanti un crescente ammorbidimento del sound estremo, i Watain investono mestiere e tecnica al servizio di un disco essenziale e diretto, lontano da compromessi e gradevolmente rétro: il tridente conficcato nelle viscere dell'inferno mostra ancora salde radici.
 
 
"In words, in deed
In scars that ever bleed
On towards the Sanctuary forever
Ours in triumph and eternal Death




01. Nuclear Alchemy
02. Sacred Damnation
03. Teufelsreich
04. Furor Diabolicus
05. A Throne Below
06. Ultra (Pandemoniac)
07. Towards The Sanctuary
08. The Fire Of Power
09. Antikrists Mirakel

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